Alberto Genovese accusato di violenze, sevizie e stupro

Sono pesantissime le accuse che sono state rivolte ad Alberto Genovese, 43anni, imprenditore digitale, fondatore di Facile.it ( società con la quale non ha più nulla a che fare) e altre startup. Secondo quanto si apprende questa mattina, l’uomo avrebbe seviziato per diverse ore una ragazza appena maggiorenne nel suo appartamento a pochi passi dal Duomo, a Milano.

Genovese, stando a quelle che sono le prime indiscrezioni sul caso, una volta venuto a conoscenza delle accuse che gli venivano mosse, avrebbe anche cercato di scappare; i fatti si riferirebbero alla notte del 10 ottobre ma la ragazza è stata soccorsa solo la sera dopo, quando ha ripreso coscienza ed è riuscita a scappare da quell’appartamento, noto con il nome “Terrazza sentimento”; lì si svolgevano, a quanto pare, delle feste private con vista sul Duomo. Per il 43enne le accuse valide per il fermo sono di violenza sessuale, lesioni, spaccio e sequestro di persona.

Sentendo la pressione della polizia voleva fuggire all’estero tanto da essersi recato all’ufficio Passaporti  per farsi rilasciare il documento. Intercettato, l’uomo avrebbe detto a sua madre di essere pronto a trasferirsi in Sud America.

SEVIZIATA, DROGATA, STUPRATA: TUTTE LE VIOLENZE IN UNA NOTTE

La ragazza sarebbe stata soccorsa immediatamente dalla polizia, si capiva che era in difficoltà e che le era successo qualcosa, non si reggeva in piedi e pare indossasse solo alcuni vestiti, forse persino una sola scarpe. Le forze dell’ordine hanno subito capito che si trattava di una ragazza che aveva bisogno di aiuto e le indagini sono partite.

La giovane ha trovato la forza di raccontare alla polizia quello che sarebbe successo nell’appartamento dell’imprenditore; secondo il suo racconto, sarebbe stata portata in camera da letto al termine di un festino a base di alcol e droga, narcotizzata, e abusata a lungo, mentre un bodyguard controllava l’accesso alla stanza, impedendo anche alle sua amiche di entrare e di avere notizie. In questa indagine quindi, fondamentale sarebbe stata anche la testimonianza delle altre ragazze presenti, che nulla hanno potuto fare quella sera per la loro amica. Le ragazze hanno anche spiegato che una volta entrate in quella casa, le erano stati sequestrati i cellulari ed è per questo che non hanno potuto chiedere aiuto.

Secondo quanto si legge questa mattina sulle principali testate giornalistiche italiane, l’imprenditore avrebbe addirittura chiesto ad un suo collaboratore di cancellare le immagini delle telecamere che avevano ripreso le scene, consapevole di “aver esagerato”: “Cancella le registrazioni della camera padronale”, gli avrebbe ordinato alla persona che lavorava con lui, presente la notte degli abusi in casa. Ma queste immagini sono state recuperate dalle forze dell’ordine e sarebbero la prova incontrovertibile di quanto accaduto la notte in cui la ragazza è stata abusata e seviziata da Alberto Genovese.

Le ragazze ascoltate dalle forze dell’ordine hanno anche raccontato che non era la prima volta che Genovese dava alle giovani della droga, anche a volte mescolata con la droga conosciuta come la droga dello stupro. La Polizia ha arrestato l’uomo prima che potesse lasciare l’Italia, al telefono aveva anche detto di possedere un jet privato, che gli avrebbe potuto permettere di lasciare il paese.

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