Salutiamo il 2020 anno di egoismi e individualismi

Avevamo iniziato bene combattendo tutti insieme contro il nemico invisibile. Eravamo usciti sui balconi a intonare le più belle canzoni della nostra Italia; avevamo mandato fiori e cornetti ai medici. Li chiamavamo eroi, condividevamo le loro storie, le loro immagini sui social. Il nostro cuore si era dilaniato vedendo le 10 pagine di necrologi da Bergamo. Avevamo capito che stare in casa era la cosa più saggia, scegliendo di fare pane e pizza ogni giorno. Aiutavamo gli insegnanti, abbiamo riscoperto la parola famiglia. E poi? E poi è arrivata l’estate, i bagni al mare, i ritrovati abbracci che erano comunque ancora proibiti.

E’ arrivata la seconda ondata del maledetto coronavirus e allora tutto è cambiato. Convinti che qualcuno ci volesse togliere la libertà, che si trattasse di un complotto abbiamo visto gente scendere in piazza, minacciare i medici, dire no alla mascherina, dire che sui camion non c’erano bare a Bergamo. Abbiamo iniziato a trasformare l’anno dell‘andrà tutto bene, del “ne usciremo migliori” nell‘anno dell’individualismo e dell’egoismo.

Fare tutto quello che era vietato, non rispettare nessuna regola, pensare solo al proprio orticello. I medici eroi addirittura adesso sono quelli che si inventano che gli ospedali sono vuoti, le ambulanze andrebbero in giro solo per spaventarci. E quando leggiamo il bollettino giornaliero che ci racconta di oltre 500 persone morte al giorno ci auto convinciamo che erano persone malate, che sarebbero morte lo stesso. Peccato che a differenza del 2019 in Italia siano morte 100 mila persone in più. E non certo per 100 mila infarti.

Avevamo mostrato la solidarietà a chi ha perso il lavoro, a quei ristoratori che non riuscivano ad andare avanti. Li abbiamo condannati a stare nuovamente chiusi con le nostre scelte bislacche. E ci arrabbiavamo anche questa estate quando ci chiedevano di non unire i tavoli, di indossare la mascherina. Nell’anno del nostro egoismo non abbiamo pensato ai bambini, e soprattutto agli adolescenti che in alcune regioni non vanno a scuola dallo scorso marzo, altri ci sono andati a singhiozzo. Abbiamo pensato al nostro io, a quello che oggi ci fa bene, non a quello che sarà il domani. Abbiamo condannato adolescenti a un futuro incerto e non perchè ci hanno chiesto di andare in guerra, di scavare una trincea, di passare giorni nella neve. Ci hanno chiesto di indossare una mascherina, l’unico strumento che ci avrebbe potuto proteggere in attesa del miracoloso vaccino.

Un anno di egoismo e individualismo

Questo 2020 non poteva che chiudersi con l’ennesimo atto di egoismo, di un anno dal quale ne siamo usciti peggiori senza motivo. Ci si rifiuta adesso di fare il vaccino tra mille scuse e puntando sull’incertezza. I nostri medici sono allo stremo, gli infermieri si riaddormentano di nuovo davanti ai pc. Questo virus a differenza della primavera colpisce di più, si diffonde di più, uccide di più. Ma noi non abbiamo più paura del virus; abbiamo paura del vaccino. E questo succede in un paese in cui la parola di uno scienziato, di un virologo vale quanto quella di una ex hostess dell’Alitalia invitata nei salotto televisivi a parlare del tema tra una fake news e l’altra. In un paese che ha le migliori menti, nonostante sia tra gli ultimi per soldi spesi in ricerca, si sente dire no al vaccino, si sentono dire dei no anche da quelli che abbiamo chiamato eroi.

E non dovrebbe toccarci la cosa se non fosse l’ennesima scelta egoista. Il no a un vaccino è un no alla mia libertà. A quella di un bambino che vuole tornare all’asilo, a quella di un adolescente che vuole tornare sui banchi di scuola, di un universitario che ha il diritto di andare in aula. Di una figlia di riabbracciare i genitori lontani; di un nipote di coccolare la sua nonna. Di un figlio che non può vedere suo padre in una RSA. La libertà di un singolo, non dovrebbe essere una condanna per l’altro.

Ma in questo 2020 di grande egoismi e individualismi, non resta solo che l’IO al centro di tutto. E abbiamo un solo augurio per il nuovo anno: che il NOI prenda il posto dell’IO.

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