Valerio Pesce ucciso a 28 anni da suo padre a Canelli: è giallo sul movente

Aveva 28 anni Valerio Pesce: è stato ucciso da suo padre a Canelli, in provincia di Asti. Si indaga
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Un’altra storia che racconta di un dramma familiare, quella che arriva dalla provincia di Asti. A Canelli, un ragazzo di 28 anni è stato ucciso da suo padre. E’ la storia di Valerio Pesce, che è stato ucciso ieri da Piero, suo padre, 61enne. Il ragazzo è stato ucciso nella casa dove abitava insieme a suo padre. Quando le forze dell’ordine sono arrivate nella casa di Canelli, hanno trovato il cadavere del giovane. E’ stato ucciso probabilmente nella sua stanza da letto. Il padre lo ha accoltellato. Ma come si è arrivati a questo atroce omicidio? Tutto sarebbe iniziato da una lite. Secondo le prime indiscrezioni, ci sarebbero debiti. Debiti che Valerio avrebbe contratto e il movente di questo omicidio, sarebbe quindi di natura economica. Ma è davvero questo il motivo che ha portato Piero Pesce a uccidere suo figlio? Le indagini sono appena iniziate, e si indaga verso tutte le direzioni.

 La storia di Valerio Pesce ucciso da suo padre a 28 anni

Valerio Pesce, 28 anni, era tornato a vivere con suo padre, Piero Pesce, 61 anni, nella casa di famiglia a Canelli (Asti) poche settimane fa. Valerio dal 2017 e fino a poco tempo fa aveva gestito la tabaccheria di piazza Cristo Re ad Alba (Cuneo). Era lì che viveva finché non ha affisso alla tabaccheria il cartello “chiuso per motivi di salute” ed è tornato a Canelli.

Venite, ho ammazzato mio figlio“. Il delitto è avvenuto all’alba di ieri. ma non è chiaro se davvero al culmine di una lite in casa come riportato in un primo momento. Si era infatti ipotizzata una lite a causa di alcuni presunti debiti contratti dal ragazzo: versione che però non sembra convincere gli inquirenti. I vicini di casa infatti dicono di non aver sentito nessuna lite, non hanno sentito la voce di due uomini mentre discutevano e questo, lascerebbe anche pensare, che Valerio possa esser stato ucciso nel sonno.

L’avvocato Giovanna Balestrino, che il fermato ha nominato come difensore di fiducia, parlando con la Stampa ipotizza “un raptus”. E spiega: “Penso davvero si fosse preoccupato per la salute del figlio e abbia commesso il delitto perché lo vedeva come l’unica soluzione possibile”.

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