Antonio Perrotta picchiato e ucciso fuori dalla discoteca: fermati due fratelli lussemburghesi
Antonio Perrotta ucciso in Calabria: sono stati fermato due fratelli del Lussemburgo
Una serata trascorsa in uno dei locali più frequentati della costa tirrenica cosentina si è trasformata in tragedia. Antonio Perrotta, 34 anni, compagno e padre di quattro figli, è morto dopo essere stato violentemente aggredito nella notte tra sabato e domenica nei pressi della discoteca “Il Castello” di Sangineto, in provincia di Cosenza. Una vicenda sulla quale restano ancora diversi punti da chiarire, ma che nelle ultime ore ha registrato una svolta importante: due fratelli lussemburghesi, nati rispettivamente nel 2002 e nel 2004, sono stati fermati nell’ambito delle indagini sulla morte dell’uomo. Il più giovane sarebbe anche un giocatore di rugby della nazionale del Lussemburgo. Entrambi avrebbero origini familiari proprio nella zona in cui si è consumata la tragedia.
Antonio Perrotta ucciso dopo una lite: cosa sarebbe successo fuori dal Castello
Secondo la prima ricostruzione degli investigatori, all’origine della vicenda potrebbe esserci una discussione nata per l’ingresso dei due giovani nella discoteca senza biglietto. Il personale addetto alla sicurezza avrebbe contestato loro la situazione e da quel momento sarebbe nato un diverbio, successivamente proseguito all’esterno del locale.
È proprio in questa fase che sarebbe entrato in scena Antonio Perrotta. Il 34enne non risulterebbe formalmente dipendente della discoteca, ma avrebbe conosciuto alcuni degli addetti alla sicurezza. Per motivi ancora da ricostruire con precisione, sarebbe rimasto coinvolto nella discussione e sarebbe stato colpito violentemente. Gli investigatori stanno cercando di stabilire l’esatta dinamica dell’aggressione e se, oltre ai due giovani fermati, possano essere state coinvolte altre persone.
Antonio Perrotta è stato trovato in condizioni disperate su un marciapiede, a poca distanza dal parcheggio del locale. Dopo i primi soccorsi è stato trasportato all’ospedale di Cetraro, ma la gravità delle sue condizioni ha reso necessario il trasferimento d’urgenza nel reparto di Rianimazione di Cosenza. Il quadro clinico è precipitato nel giro di poche ore e per il 34enne non c’è stato nulla da fare.
Fermati due fratelli: sarebbero stati pronti a lasciare l’Italia
Le indagini, definite particolarmente delicate, hanno subito un’accelerazione nelle ultime ore. Un ruolo importante nella ricostruzione di quanto accaduto sarebbe stato svolto dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dalle testimonianze raccolte dagli investigatori, anche direttamente dal procuratore di Paola, Domenico Fiordalisi.
Inizialmente, infatti, attorno alla tragedia sarebbe emerso un clima di forte reticenza: pochissime persone sembravano avere visto o essere disposte a raccontare cosa fosse successo nonostante la presenza di numerosi giovani nella zona del locale. Gli investigatori, però, avevano lasciato intendere di avere progressivamente ricostruito un quadro abbastanza preciso dell’aggressione e del possibile movente.
La svolta è arrivata martedì con il fermo dei due fratelli lussemburghesi. Secondo quanto emerso, i due avrebbero già acquistato un biglietto aereo per lasciare l’Italia, ma sarebbero stati individuati e fermati prima della partenza. Saranno adesso gli ulteriori accertamenti investigativi e le successive valutazioni dell’autorità giudiziaria a stabilire le loro eventuali responsabilità e a chiarire se altre persone abbiano avuto un ruolo nel pestaggio.
Il mistero sul ruolo di Antonio Perrotta quella notte
Tra gli aspetti ancora da chiarire c’è anche il motivo per cui Antonio Perrotta si trovasse quella notte nei pressi della discoteca. Il 34enne viveva a Fuscaldo e lavorava come operaio per un’azienda privata, ma secondo quanto riferito dall’associazione cosentina di volontariato “Giorgio La Pira”, che lo conosceva, nelle ore notturne si sarebbe dedicato anche ad attività di sicurezza privata.
Sarebbe stato un secondo lavoro attraverso il quale cercava di guadagnare qualcosa in più per contribuire alle esigenze della sua famiglia. Non è però ancora chiaro se quella sera stesse effettivamente svolgendo questo tipo di attività oppure se fosse semplicemente presente perché amico di alcuni addetti alla sicurezza.
Una ricostruzione sulla quale sono intervenuti anche i gestori del “Castello”. In una nota diffusa sui social hanno precisato che Antonio Perrotta “non era appartenente al personale del locale”. I titolari hanno inoltre assicurato la massima collaborazione agli inquirenti, consegnando le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza interni e perimetrali.
Secondo quanto sostenuto dalla gestione, dalle registrazioni risulterebbe che nessun episodio violento si sia verificato né all’interno della discoteca né nel piazzale. Anche queste dichiarazioni e le relative immagini sono naturalmente oggetto degli accertamenti degli investigatori, chiamati a stabilire esattamente dove sia avvenuta l’aggressione e quale sia stata la sequenza degli eventi.
Antonio Perrotta lascia la compagna e quattro figli: il dolore di Sangineto e Fuscaldo
Dietro l’indagine giudiziaria resta soprattutto il dramma di una famiglia. Antonio Perrotta aveva soltanto 34 anni, una compagna e quattro figli. Una vita spezzata nel giro di pochi minuti per una violenza che, secondo la ricostruzione investigativa ancora da completare, potrebbe essere nata da una banale discussione all’esterno di una discoteca.
La morte dell’uomo ha profondamente colpito sia Sangineto, dove è avvenuta la tragedia, sia Fuscaldo, il comune nel quale Perrotta viveva. Il sindaco di Sangineto, Michele Guardia, ha parlato di una “vita spezzata e sconfitta per tutti”. Parole di dolore alle quali si sono aggiunte quelle del sindaco di Fuscaldo, Giacomo Middea, che ha definito quanto accaduto una “morte incomprensibile, inaccettabile”.
Restano adesso da ricostruire gli ultimi minuti prima dell’aggressione, il ruolo esatto delle persone presenti e soprattutto chi abbia materialmente inferto i colpi risultati fatali. Il fermo dei due fratelli rappresenta un passaggio decisivo dell’inchiesta, ma saranno gli accertamenti della Procura a dover trasformare le prime ricostruzioni in responsabilità giudiziarie, facendo luce su tutte le ombre che ancora circondano la morte di Antonio Perrotta.