Bimba di Catanzaro trasferita al Gaslini, il papà distrutto: “Non potevo immaginare tutto questo”
Lotta per sopravvivere la piccola di Catanzaro dopo il suicidio della sua mamma e la morte dei fratellini. Il papà prega per lei è la sua sola ragione di vita
La tragedia che ha sconvolto Catanzaro lascia dietro di sé un silenzio difficile da raccontare, un dolore che travolge e che sembra impossibile da sopportare. Una famiglia spezzata in pochi istanti, una madre che ha deciso di togliersi la vita trascinando con sé due dei suoi figli, lasciando dietro soltanto macerie emotive e una domanda che nessuno riesce davvero a spiegare. In mezzo a questo dramma resta un padre, devastato dalla perdita della moglie e di due bambini, costretto a fare i conti con una realtà che nessuno dovrebbe mai affrontare.
Eppure, dentro quel vuoto immenso, esiste ancora una ragione per resistere: la sua unica figlia sopravvissuta, una bambina di cinque anni che lotta tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva del Istituto Giannina Gaslini dopo esser stata trasferita in Liguria da Catanzaro.
La tragedia di Catanzaro e un papà che si fa forza per la piccola che lotta in ospedale
«Devo andare avanti per l’unica figlia che mi è rimasta. Mi sto aggrappando a lei per dare un senso alla mia stessa vita». Sono parole che pesano come pietre quelle confidate dal padre a don Vincenzo Zoccoli, parroco della comunità che conosceva bene Anna, impegnata nel catechismo e nel volontariato. L’uomo ha raggiunto la figlia durante il trasferimento d’urgenza a Genova, salendo a bordo dell’aereo militare che l’ha accompagnata verso una delle eccellenze pediatriche italiane.
Il compagno di Anna avrebbe raccontato di un malessere che aveva notato ma nulla che potesse far pensare a quanto accaduto.
La bambina è arrivata in condizioni gravissime da Catanzaro, stabilizzata da un’équipe specializzata partita proprio dal capoluogo ligure. Nonostante il quadro clinico resti delicatissimo, il padre continua a stringersi a quel filo sottile chiamato speranza. I medici parlano di lesioni importanti agli organi vitali e al sistema neurologico, ma nessuno vuole arrendersi. Ogni monitoraggio, ogni terapia, ogni gesto compiuto in corsia è rivolto a offrire alla piccola la possibilità di reagire. Ed è la speranza che abbiamo tutti, che dopo una tragedia di questo genere, ci possa essere almeno una notizia positiva.
Intanto la città resta sospesa tra sgomento e incredulità. Le indagini proseguono per chiarire ogni dettaglio di quanto accaduto, mentre le salme della donna e dei due figli sono state sottoposte ad autopsia per accertare le cause esatte del decesso e verificare eventuali elementi precedenti al tragico gesto. A emergere, oltre alla disperazione, è anche un forte senso di colpa che attraversa chi conosceva la famiglia.
Tra questi c’è una vicina di casa, psichiatra e responsabile di reparto presso l’ospedale di Catanzaro, che ha confessato di non aver mai colto segnali evidenti di sofferenza. Nessuno aveva immaginato un epilogo simile. Oggi, però, tutta l’attenzione è concentrata su quella bambina che continua a combattere e su un padre che, nonostante la tragedia, prova a restare in piedi per lei, trovando nella sua sopravvivenza l’unico appiglio possibile per non sprofondare.