Maturità 2026 traduzione versione Quintiliano da Institutio Oratoria e risposte

Seconda prova maturità 2026 per gli studenti del liceo classico arriva Quintiliano con un brano tratto da Institutio Oratoria dedicato all'importanza della musica

maturità 2026 versione quintiliano

La seconda prova è latino per il liceo classico! Lingua e Cultura Latina della Maturità 2026 per il Liceo Classico ha proposto ai maturandi un brano tratto dall’Institutio Oratoria di Quintiliano, dedicato al valore educativo e terapeutico della musica. Un testo che, pur appartenendo al mondo antico, affronta un tema sorprendentemente attuale: il ruolo che la musica svolge nella formazione dell’individuo, nel benessere psicofisico e persino nella vita sociale e civile.

Attraverso il richiamo a figure come Pitagora, Platone e Socrate, l’autore latino riflette sull’importanza di questa disciplina non solo come forma d’arte, ma come strumento capace di educare, motivare e alleviare le fatiche quotidiane. Vediamo nel dettaglio la traduzione del brano e le possibili risposte ai quesiti proposti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’Esame di Stato 2026. Vediamo dunque quella che è la traduzione del brano di Quintiliano, autore della seconda prova della maturità 2026 al liceo classico e le risposte da dare nella seconda parte della prova.

Traduzione della versione di Quintiliano

Vediamo la tradizione del testo proposto per la prova del liceo classico.

Traduzione del testo

“Platone attribuisce alla musica un ruolo di primaria importanza nel Timeo e, in altri passi, non permette nemmeno ai cittadini da lui immaginati di essere privi di essa. Anche i più severi filosofi ritengono che Socrate non si vergognasse, ormai anziano, di imparare a suonare la lira. Presso i Greci la musica era considerata una disciplina di grande rilievo e Licurgo, autore delle leggi spartane, ne approvò l’uso.

Quale aiuto abbia fornito ai nostri soldati è testimoniato anche il costume romano di utilizzare trombe e corni nelle legioni, uso che accrebbe il valore combattivo dei soldati. Né bisogna dimenticare che gli stessi Spartani avanzavano in battaglia al suono degli strumenti musicali.

Perché dunque Quintiliano dovrebbe evitare di parlare di un’arte che uomini illustri e sapientissimi hanno giudicato necessaria? E non si deve neppure trascurare il fatto che la musica giova non poco anche alla salute.

Chi non sa, infatti, che sia il lavoro svolto da più persone sia quello individuale risultano alleggeriti grazie al canto? Questo avviene non soltanto nelle attività svolte da gruppi di lavoratori, ma anche quando il lavoro del singolo viene accompagnato da una qualche modulazione della voce.

Essa infatti non solo allontana la noia e la tristezza, ma rende anche più sopportabile la fatica.”

Ecco i versi in latino e un’altra traduzione del brano di Quintiliano

13. Nam Plato cum in aliis quibusdam tum praecipue in Timaeo ne intellegi quidem nisi ab iis qui hanc quoque partem disciplinae diligenter perceperint potest. De philosophis loquor, quorum fons ipse Socrates iam senex institui lyra non erubescebat.

14. Ita duces maximos et fidibus et tibiis cecinisse traditum, exercitus Lacedaemoniorum musicis accensos modis. Quid autem aliud in nostris legionibus cornua ac tubae faciunt? Quorum concentus quanto est vehementior, tantum Romana in bellis gloria ceteris praestat.

15. Non igitur frustra Plato civili viro, quem politikon vocat, necessariam musicen credidit, et eius secta, quae aliis severissima, aliis asperrima videtur, principes in hac fuisse sententia, ut existimarent sapientibus aliquos nonnullam operam his studiis accommodaturos, et Lycurgus, durissimarum Lacedaemoniis legum auctor, musices disciplinam probavit.

16. Atque eam natura ipsa videtur ad tolerandos facilius labores velut muneri nobis dedisse, si quidem et remigem cantus hortatur; nec solum in iis operibus in quibus plurium conatus praeeunte aliqua iucunda voce conspirat, sed etiam singulorum fatigatio quamlibet se rudi modulatione solatur.

17. Laudem adhuc dicere artis pulcherrimae videor, nondum eam tamen oratori coniungere. Transeamus igitur id quoque, quod grammatice quondam ac musicae iunctae fuerunt: si quidem Archytas atque Euenus etiam subiectam grammatice musicam putaverunt, et eosdem utriusque rei praeceptores fuisse cum Sophro ostendit, mimorum quidem scriptor, sed quem Plato adeo probavit ut suppositos capiti libros eius cum moreretur habuisse credatur.

Platone, soprattutto nel Timeo, non può essere compreso da chi non abbia approfondito anche questa disciplina. Parlo dei filosofi, il cui maestro per eccellenza, Socrate, non si vergognava, pur essendo anziano, di imparare a suonare la lira.

Si tramanda inoltre che grandi condottieri suonassero la lira e il flauto e che gli eserciti spartani fossero animati dai ritmi della musica. Che altro fanno nelle nostre legioni le trombe e i corni? E quanto più energico è il loro suono, tanto più la gloria militare di Roma supera quella degli altri popoli.

Non a caso dunque Platone ritenne la musica necessaria all’uomo impegnato nella vita civile, che egli chiama politikon; e anche la sua scuola filosofica, che ad alcuni appare severissima e ad altri durissima, sosteneva che i sapienti dovessero dedicare almeno una parte del loro tempo a questi studi. Anche Licurgo, autore delle rigidissime leggi spartane, approvò l’insegnamento della musica.

La natura stessa sembra averci donato la musica per aiutarci a sopportare più facilmente le fatiche: il canto infatti incoraggia il rematore. E ciò accade non solo nei lavori che richiedono la collaborazione di più persone, unite dal ritmo di una voce gradevole, ma anche quando il singolo lavoratore allevia la propria stanchezza con una semplice melodia.

Finora sembra che io stia soltanto lodando quest’arte meravigliosa, senza ancora collegarla all’oratore. Ricordiamo allora anche che in passato grammatica e musica erano unite: infatti Archita ed Eveno ritenevano che la grammatica fosse subordinata alla musica, e che gli insegnanti delle due discipline fossero gli stessi. Lo testimonia anche Sofrone, autore di mimi, che Platone apprezzava tanto da voler avere, secondo la tradizione, i suoi libri sotto il cuscino persino sul letto di morte.

1. Comprensione e interpretazione

Nel brano proposto, tratto dall’Institutio Oratoria di Quintiliano, l’autore sostiene che la musica possieda un importante valore educativo e formativo. Per dimostrare la sua tesi, richiama l’autorità di grandi filosofi e pensatori dell’antichità, a partire da Pitagora e Platone, che attribuivano alla musica un ruolo fondamentale nella crescita morale e culturale dell’individuo.

Quintiliano ricorda come Pitagora e i suoi seguaci vedessero nell’armonia musicale il riflesso dell’ordine che governa l’universo. La musica non è quindi un semplice passatempo, ma uno strumento capace di influenzare profondamente l’animo umano.

L’autore cita poi Platone, che nella sua opera attribuisce alla musica una funzione essenziale nell’educazione dei cittadini. Vengono inoltre ricordati gli Spartani, che utilizzavano il suono degli strumenti musicali per sostenere il coraggio dei soldati in battaglia, e gli stessi Romani, presso i quali trombe e corni accompagnavano le attività militari.

Nella parte finale del testo Quintiliano evidenzia anche il valore terapeutico della musica. Essa può alleviare la fatica fisica e rendere più sopportabili i lavori più duri, sia quando viene eseguita da più persone sia quando accompagna il lavoro individuale. La conclusione è chiara: la musica contribuisce al benessere dell’uomo e alla sua formazione culturale e morale.

2. Analisi linguistica e/o stilistica

Dal punto di vista linguistico, il testo presenta un lessico ricco di termini appartenenti sia alla sfera filosofica sia a quella educativa.

Tra i vocaboli più significativi troviamo:

  • harmonia, che richiama il concetto pitagorico dell’ordine universale;
  • sapientia, legata alla saggezza dei filosofi;
  • disciplina, termine che sottolinea il valore formativo della musica;
  • musices, parola tecnica che indica l’arte musicale.

Sul piano sintattico prevalgono periodi articolati e complessi, caratteristici della prosa argomentativa latina. Quintiliano costruisce il proprio ragionamento attraverso una successione di esempi storici e riferimenti autorevoli, utilizzando frequentemente subordinate causali, relative e completive.

Dal punto di vista stilistico emerge il ricorso all’argumentum ab auctoritate, cioè il richiamo all’opinione di figure prestigiose come Pitagora, Platone e Licurgo. Tale scelta rafforza la credibilità della tesi sostenuta dall’autore.

È inoltre evidente il campo semantico della musica, collegato a quello dell’educazione e della vita civile. La musica viene descritta non soltanto come arte, ma come strumento capace di influenzare il comportamento umano, la disciplina militare e persino il benessere fisico.

3. Approfondimento e riflessioni personali

La riflessione proposta da Quintiliano conserva ancora oggi una sorprendente attualità. Nella società antica la musica era considerata una componente fondamentale dell’educazione, capace di formare il carattere e di trasmettere valori condivisi. Greci e Romani ritenevano infatti che l’armonia musicale potesse contribuire all’equilibrio dell’individuo e alla stabilità della comunità.

Anche nel mondo contemporaneo la musica svolge un ruolo centrale nella vita delle persone. Essa accompagna momenti di svago, di studio e di lavoro, ma viene sempre più utilizzata anche in ambito terapeutico. La musicoterapia, ad esempio, è impiegata per aiutare persone affette da disturbi neurologici, difficoltà cognitive o problemi emotivi.

La musica rappresenta inoltre un importante strumento di inclusione sociale. Concerti, festival e attività musicali favoriscono l’incontro tra culture diverse e contribuiscono alla costruzione di relazioni positive. Nelle scuole, lo studio della musica stimola creatività, concentrazione e capacità collaborative.

Tuttavia, rispetto all’antichità, oggi la musica è spesso percepita soprattutto come intrattenimento. Il messaggio di Quintiliano invita invece a riscoprirne la dimensione educativa e formativa. Attraverso la musica è possibile sviluppare sensibilità, disciplina e consapevolezza, qualità indispensabili per la crescita personale e per la vita in società.

Per queste ragioni, il pensiero dell’autore latino appare ancora valido: la musica non è soltanto un piacere estetico, ma uno strumento capace di migliorare la qualità della vita, favorire il benessere psicologico e contribuire alla formazione completa dell’individuo.

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