Assange torna in tribunale

Torna alla ribalta il nome di Assange e la sua vicenda giudiziaria che ha fatto e continua a far discutere ancora il mondo non solo politico. La sua vicenda sembra un giallo che non finisce mai.

Il legale di Julian Assange, ha dichiarato che l’accusa contro il suo cliente deve provare che ciò che dicono i capi d’accusa, non è conforme alla verità e che quindi le accuse sono false e infondate.

Il nuovo team di difesa del fondatore di WikiLeaks, presieduto da Ben Emmerson, si presenta in aula alla Royal Court of Justice, con una nuova strategia. Ci sono sempre i cavalli di battaglia del procedimento di primo grado, ma i termini che verranno utilizzati, questa volta, saranno più prettamente legali, anche se verranno discussi particolari scabrosi.

Lo stesso accadrà per le accuse che sono rivolte ad Assange dalle due ragazze che riguardano le molestie sessuali che restano ben distinti dalle conclusioni della difesa contro quelle dell’accusa sia britannica che svedese.

L’avvocato Emmerson è chiaro su questo punto, come lo è la legge britannica, sottolineando che il rapporto che c’è stato con le ragazze è comunque stato consenziente e in Inghilterra, anche se questo è avvenuto senza preservativo e in modo “rozzo e nervoso” ciò non implica un crimine.

L’accusa con la quale si è chiesta l’estradizione di Assange, non corrisponde alla realtà e quindi il mandato di arresto UE non è legittimo, poiché viola la libertà e la vita privata dell’uomo, non accusato di alcun crimine reale.

Non sono pochi quelli che insinuano che in questa vicenda ben altre sono le colpe che vengono lanciate ad Assange, ma sono colpe che non possono essere considerate crimini, almeno non in un paese libero qual è l’Inghilterra. L’arresto e la vicenda mediatica che ha riempito le pagine di giornali, oltre a quelle di Internet, erano usate solo per coprire i dossier che il sito di WikiLeaks aveva pubblicato precedentemente, mettendo in imbarazzo il mondo politico mondiale.

Teresa Corrado

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