Parmalat risarcimenti, beffa per gli investitori raggirati

80 mila sono i risparmiatori (e non stiamo parlando di grossi gruppi, purtroppo, stiamo parlando in massima parte di normali cittadini) che stanno attendendo da ben 7 anni di avere un risarcimento per essere stati deliberatamente truffati dalla Parmalat del patron Callisto Tanzi, definito “il re del latte uht”.  Infatti, poichè il capo di imputazione per i vertici della società parmigiana è quello di aggiotaggio, incombe lo spettro della prescrizione , che per le persone fisiche è prevista a 7 anni e mezzo. Si profila una beffa atroce per i piccoli risparmiatori perchè, se anche dovessero avere giustizia, dopo la prescrizione, per legge, i risarcimenti andrebbero nelle casse dello Stato, e non a loro. Il caso ha fatto grande clamore, all’epoca, non solo per l’importanza dell’azienda imputata, iperconosciuta, con prodotti iperpubblicizzati, ecc. , ma anche per la condotta spregiudicata mostrata dalle banche, ai cui vertici qualcuno sapeva senz’altro che la Parmalat non era più solida, e nonostante questo agli sportelli e nei back-office dove i consulenti bancari ricevevano gli investitori, consigliavano ugualmente di acquistare i titoli destinati alla bancarotta.  

Proprio considerando l’immagine pubblica di Callisto Tanzi e della sua azienda, si dava per scontato che la giustizia sarebbe stata rapida, soprattutto nei confronti dei crediti vantati dagli azionisti. Invece, cco il prodotto della lentezza burocratica e giudiziaria italiana, unita al fatto che troppo spesso, quando ci sono di mezzo i grossi personaggi, ci sono anche i grossi avvocati, ed i cavilli e la possibilità di allungare “i brodi” aumentano proporzionalmente. Tra l’altro Tanzi era balzato alla cronaca, qualche anno fa, anche per la scoperta del suo “tesoro” nascosto, consistente anche in dipinti di pittori celebri, oltre a numerose altre opere d’arte.

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