Pensioni, opzione donna: costerà 30 miliardi in tre anni


opzione donna

La riforma del sistema pensionistico è uno dei traguardi principali del governo M5S-Lega e tra le misure troviamo l’opzione donna. La proroga di quest’ultima è stata oggetto di dubbi negli ultimi giorni. A parlare di questo è stato l’ex presidente della commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, Cesare Damiano. Quest’ultimo, onorevole del Partito Democratico, ha fatto una stima del costo della proroga di questa misura per tre anni. A quanto pare l’opzione donna potrebbe arrivare alla spesa di 30 miliardi.

I DUBBI DI CESARE DAMIANO SULL’OPZIONE DONNA, COSTERA’ 30 MILIARDI

L’onorevole Damiano ha parlato dell’opzione donna partendo dai numeri dell’Inps. A quanto pare, una proroga di soli tre mesi di questo regime sperimentale porterebbe ad una spesa pari a circa 2,5 miliardi di euro e coinvolgerebbe un numero di 36mila donne. Dunque ha fatto una stima del costo dell’opzione donna sulla base dei tre anni di proroga e il costo ammonterebbe a 30 miliardi di euro.


L’ex presidente della commissione Lavoro alla Camera dei Deputati ha espresso la sua opinione a Roma, nel corso di un convegno sulle pensioni che è stato organizzato dall’associazione Lavoro&Welfare. In qualità di ospite ha fatto emergere le sue perplessità sull’opzione donna. Anticipare la pensione ai 58 anni di età per le donne (59 per le lavoratrici autonome) con il versamento di 35 anni di contributi, porterebbe ad una spesa anche maggiore rispetto alle pensioni quota 100. Ancora una volta ci si chiede da dove possano arrivare tutte queste risorse.

Intanto la manovra finanziaria continua ad includere la proroga di tre anni per l’opzione donna, in qualità di regime sperimentale. I requisiti che le lavoratrici devono rispettare sono sempre gli stessi. Le donne devono aver compiuto 58 anni di età e aver versato almeno 35 anni di contributi. Le lavoratrici autonome devono invece avere 59 anni di età.

Si continua a discutere anche sulle pensioni quota 100, altra misura che non convince molti. Si tratta della possibilità di andare in pensione all’età di 62 anni avendo versato almeno 38 anni di contributi. A quanto pare questa opzione porta a penalizzazioni evidenti dal punto di vista economico e ad una spesa molto elevata. Inoltre pare ci siano dei problemi per quanto riguarda i dipendenti pubblici.

Insomma, la riforma delle pensioni è sicuramente un tema centrale nel dibattito politico ed economico italiano. Nei prossimi mesi la situazione si andrà delineando e si potrà avere un quadro più chiaro delle opportunità e dei costi delle varie opzioni previste. Non ci resta che attendere ulteriori aggiornamenti.


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