Auguri Alessandro Del Piero, un capitano vero

Trentasette anni, o se preferite 3+7=10 come scrive sul proprio sito. Perché Alessandro Del Piero più va avanti con l’età e più questa maglietta se la sente cucina addosso, la numero “10”, quella della Juventus la squadra che lo ha fatto crescere, maturare, soffrire, consacrare. La maglietta che ora si sente cucita addosso, come una seconda pelle, quella che neanche le parole di Andrea Agnelli, che ha ricordato ad Alex che questo sarà l’ultimo anno in bianconero, riusciranno a sfilargli veramente di dosso. I compleanni sono tutti importanti ma quando si è personaggi pubblici le cose cambiano, a festeggiare sono tutti quelli che hanno sognato con te, sofferto con te, gioito con te. Quando si è Alex Del Piero i compleanni sono di tutti quelli che ti amano.

Tutto cominciò quando Boniperti intuì le grandi capacità del giovanissimo Alessandro Del Piero, talentuoso calciatore del Padova che approdrò in maglia bianconera. Alex ha bruciato le tappe esordendo in Serie A contro la Reggiana e mettendo a segno anche un gol dopo pochi minuti dal suo ingresso nel 4-0 finale. Da quel momento la sua storia con la maglietta della Juve si è arricchita di capitoli sempre nuovi, sempre più emozionanti dal classico gol alla Del Piero (il destro a giro sotto l’incrocio con traiettoria a foglia morta) che gli valse il soprannome del compianto presidente Gianni Agnelli che lo definì il “Pinturicchio”; un po’ per non fare uno sgarbo a Roberto Baggio che era il “Raffaello”, un po’ per non caricare eccessivamente di responsabilità Del Piero che, nonostante la giovane età, le spalle ce le aveva già larghe. Al punto da caricarsi la Juve sulle spalle e portarla alla vittoria del campionato, della Champions League (finale con l’Ajax a Roma) e della vittoria della Coppa Intercontinetale nella finale a Tokyo contro il River Plate, anche in quel caso Alex fu decisivo con un suo gol “quasi alla Del Piero” conclusione all’incrocio ma con un esterno destro a giro. Poi dopo qualche flop di troppo in maglia azzurra, arriva anche la consacrazione con la Nazionale Italiana con la quale vince il Mondiale nel  2006 in Germania segnando proprio ai padroni di casa il gol del 2-0 nella semifinale. Poi scoppia il caso Calciopoli, con la Juventus ingiustamente (stando ai recentissimi risvolti del processo) retrocessa in Serie B, Del Piero che quella maglia se la sente cucita addosso come una seconda pelle non abbandona la barca e riporta la Juve in Serie A fino a ritornare grande con la squadra che lo ha fatto diventare grande. Perché Del Piero è un capitano vero, uno che non molla e che anche quando andrà via sarà sempre bianconero nel cuore e nell’anima. Con quel numero che si sente tatuato sulla pelle come testimonia il gioco di parole, pardon di numeri, che fa sul suo sito nel giorno del suo 37 esimo compleanno perché 3+7 fa più che mai 10. La matematica non è un’opinione, l’amore neanche.

 

Vincenzo Marangio

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