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Carlomagno dopo la morte dei suoi genitori minaccia il gesto estremo: “non ho il coraggio”

Claudio Carlomagno è stato informato della morte dei suoi genitori in carcere: la sua reazione e le sue parole

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Una tragedia che si allarga e travolge più generazioni, lasciando dietro di sé solo macerie. Claudio Carlomagno, da una settimana detenuto nel carcere di Civitavecchia e reo confesso del femminicidio della moglie Federica Torzullo, nelle ultime ore ha appreso un’altra notizia devastante: anche i suoi genitori non ci sono più.

Maria e Pasquale, madre e padre dell’uomo, si sarebbero tolti la vita impiccandosi, schiacciati – secondo quanto ricostruito – dal peso della vergogna e dalla responsabilità percepita dopo l’omicidio della giovane donna. Un gesto estremo che aggiunge dolore al dolore, mentre la vicenda continua a scuotere l’opinione pubblica e a riaccendere il dibattito sul femminicidio e sulle sue conseguenze, anche indirette, sulle persone rimaste coinvolte.

Carlomagno, la reazione in carcere: “Disperato. Voglio uccidermi, ma non ho il coraggio”

A raccontare le parole pronunciate dall’indagato dopo la comunicazione della morte dei genitori è stata LaPresse, citando fonti penitenziarie. Claudio Carlomagno, secondo quanto riferito, avrebbe reagito con un dolore profondo, lasciandosi andare a poche frasi. Prima una sola parola: “Disperato”. Poi l’aggiunta più inquietante: “Voglio uccidermi, ma non ho il coraggio”.

Proprio per questo, da diverse ore, l’uomo si troverebbe sotto stretta sorveglianza nel carcere di Civitavecchia, per evitare che possa compiere gesti autolesionistici.

Mentre la reazione alla morte dei genitori viene descritta come immediata e carica di emotività, la stessa fonte penitenziaria avrebbe riferito un particolare che lascia sgomenti: Carlomagno non avrebbe manifestato alcun rimorso per l’omicidio di Federica Torzullo. Un delitto efferato, consumato con ferocia, in cui la donna sarebbe stata massacrata con oltre venti coltellate al volto. Un dettaglio che, da solo, restituisce la brutalità dell’aggressione e rende ancora più pesante il clima di indignazione attorno al caso.

Il femminicidio di Federica, che ha scosso profondamente la comunità, non appare come un atto d’impeto isolato, ma come l’esplosione di una violenza totale, cieca e definitiva. Una violenza che non si è fermata con la morte della vittima, ma continua a propagarsi come un’onda lunga e distruttiva.

Il commento del legale: “Non hanno sopportato la discesa agli inferi”

Sulla morte dei genitori dell’indagato è intervenuto anche l’avvocato Andrea Miroli, legale di Claudio Carlomagno, con parole dure e amare. Secondo il legale, quanto accaduto dimostra che vicende di questo tipo non colpiscono solo la vittima diretta, ma hanno conseguenze devastanti anche su chi vive attorno al responsabile, pur non avendo alcuna responsabilità penale. “Questa vicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità”.

Miroli ha definito la situazione una “catabasi”, una discesa agli inferi che Maria e Pasquale non sarebbero riusciti a sostenere: “Una catabasi, una discesa agli inferi che non sono riusciti tragicamente a sopportare”.

L’odio sui social e la “pedagogia collettiva” invocata dal legale

Nel suo intervento, l’avvocato ha voluto anche sottolineare un aspetto che sempre più spesso accompagna la cronaca nera: la violenza verbale, il giudizio sommario, la rabbia che si riversa online senza alcun freno. “Purtroppo ancora ieri – ha detto – si leggevano sui social messaggi come ‘quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro’”.

Parole che, secondo Miroli, dimostrano quanto il confine tra indignazione e disumanizzazione sia fragile e quanto sia necessario un cambiamento culturale: “Dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici”.

Un richiamo netto, che prova a spostare lo sguardo dalla sola dimensione processuale a quella sociale: la valanga che si abbatte sulle famiglie, l’isolamento, l’impossibilità di reggere il marchio che un crimine così grave porta con sé.

Il dramma del figlio di Carlomagno : in pochi giorni ha perso madre, nonni e padre

Nel suo comunicato, l’avvocato Miroli ha evidenziato anche un altro aspetto che rende la storia ancora più atroce: il futuro del figlio della coppia, travolto da una perdita multipla e improvvisa. “Il mio pensiero adesso va non solo al mio assistito – ha scritto – e a come affronterà questa terribile notizia, ma anche a suo figlio che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e per molto tempo il padre”.

Un bambino o ragazzo che, in un arco di tempo brevissimo, si ritrova senza i suoi punti di riferimento fondamentali: la madre uccisa, i nonni morti suicidi, e il padre detenuto con un’accusa che segna per sempre la sua identità familiare.

La morte di Federica Torzullo resta il centro oscuro di questa storia: un femminicidio brutale, che chiede verità e giustizia. Ma attorno a quel delitto, in pochi giorni, si è costruito un tragico domino: un uomo in carcere che confessa, due genitori che non reggono il peso della vergogna e si impiccano, un figlio rimasto senza famiglia.

Un evento che mostra, ancora una volta, come la violenza non finisca mai nell’istante in cui viene commessa, ma continui a produrre conseguenze: psicologiche, sociali, umane.

E mentre Claudio Carlomagno resta sorvegliato a vista in cella, con frasi che lasciano presagire un crollo emotivo, fuori dal carcere resta una domanda inevitabile, che torna ogni volta che una donna viene uccisa: quante vite vengono spezzate davvero, quando avviene un femminicidio?

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