L’uomo delle castagne è la serie crime da vedere assolutamente su Netflix

L’Italia è un paese in cui di castagne se ne mangiano davvero tante, soprattutto in autunno. E la serie L’uomo delle castagne cade a pennello, anche se forse vi farà guardare una castagna con occhi diversi ogni qual volta starete per mangiare una caldarrosta. Battute a parte, L’uomo delle castagne, tra le serie Netflix più viste questa settimana in Italia, e ancora nei primi posti in classifica, è assolutamente da vedere in questi ottobre 2021. Sei episodi nella prima stagione ( potrebbe essercene una seconda ma in ogni caso il finale c’è) e una trama molto avvincente che vi terrà incollati alla smartTv per tutto il tempo. Se amate il crime, potrete contare sulla creatività degli sceneggiatori danesi. La tradizione della penisola scandinava non delude mai, quando si tratta di parlare di serial killer e di storie che hanno anche una profonda analisi psicologica da regalare al pubblico. Tra l’altro si giocava sul velluto, visto che la serie si ispira all’omonimo romanzo di esordio pubblicato nel 2018 da Søren Sveistrup, noto sceneggiatore di The Killig.

A differenza delle serie che in questo autunno hanno fatto il pienone ( Squid Game su tutte), L’uomo delle castagne si rivolge a un suo pubblico. E’ per chi ama le indagini, gli enigmi, i gialli. Per chi cerca un thriller psicologico, L’uomo delle castagne è certamente la serie perfetta.

L’uomo delle castagne: la trama

I due protagonisti “buoni” della serie sono Naia Thulin (Danica Curcic) e l’agente dell’Europol Mark Hess (Mikkel Boe Følsgaard). Una coppia che all’inizio sembrerà parecchio male assortita, che si ritroverà ad avere a che fare con un killer che va a caccia di famiglie problematiche. E devono fare i conti anche per questo, con le loro di famiglie. Naia infatti, ha un passato di ragazza difficile alle spalle e una figlia che non vede mai, costretta a vivere praticamente quasi sempre con un nonno che non lo è neppure realmente. E vale lo stesso per Hess che non è più lo stesso da quando sua moglie e sua figlia sono morte in un drammatico incendio mentre lui non era in casa. Dovranno però mettere momentaneamente da parte le preoccupazioni familiari. Due casi si intrecciano: la scomparsa della figlia di un ministro e una serie di omicidi. Cristina è scomparsa nel nulla un giorno per caso; poco dopo, un uomo ha confessato il suo omicidio. Il padre però continua a credere che possa essere viva. Intanto a Copenaghen c’è un killer che cerca famiglie problematiche e uccide le madri che non hanno denunciato gli abusi o che lo hanno fatto tardi per i suoi canoni. Contro ogni logica, questa persona uccide le madri e non i padri che quasi sempre, nei casi che cerca, sono i carnefici.

Ogni omicidio viene segnato da un omino fatto dalle castagne, una tradizione della Danimarca per i bambini in autunno. Un omino delle castagne che ha un significato ben preciso e che, come era anche facile immaginare, visti i primi minuti dell’episodio 1, ci riporta indietro nel tempo, al 1987 quando tutto ebbe inizio. Naia e Mark si troveranno quindi a indagare su una storia che li porterà a vedere quasi la morte in faccia ma che alla fine, darà un nome e un cognome all’uomo delle castagne dopo una serie di colpi di scena che si dipaneranno nella narrazione.

Ecco forse se dovessimo trovare un difetto alla serie potremmo dire che si capisce, anche a causa dei minuti iniziali della serie, che le storie saranno intrecciate e che il ministro avrà un ruolo fondamentale nella storia. E’ facile capire comprendere il legame tra lei e il killer, meno semplice però immaginare il finale, e dare un nome all’assassino. Questo è il vero colpo di scena.

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