Maid la serie Netflix che ci parla di coraggio, povertà e rivalsa

Quello che non è mai mancato agli sceneggiatori americani e a chi sceglie di produrre una serie è il coraggio di parlare di tematiche di ogni genere. E con Maid ( che in italiano si traduce domestica) , la nuova serie di successo targata Netflix, succede lo stesso. Ci vuole coraggio a mostrarci i due volti dell’America: c’è chi ha i soldi per creare una stanza da letto per un bambino che neppure esiste in famiglia, ma solo per attirare acquirenti, c’è chi deve accontentarsi di comprare una bambola da tutto a un dollaro per la sua bambina. C’è chi vive con i sussidi, chi non ha neppure il denaro per comprare una divisa che gli permetterebbe di iniziare un nuovo lavoro. C’è la povertà, quella che generalmente latita nelle serie tv e non solo, che spesso vediamo e che ci mostrano maxi appartamenti, attici, vestiti firmati, macchine da migliaia di dollari. In Maid tutto questo non c’è. C’è però la storia di una giovanissima mamma che appena percepisce il pericolo per sua figlia, scappa e chiede aiuto. Non ha nulla, non sa fare nulla ma sa di aver subito degli abusi e non vuole essere vittima di tutto questo.

Alex non odia il suo fidanzato, sa che ha bisogno di aiuto, sa che a sua volta è una vittima delle dipendenze ( la cosa non giustifica chiaramente il suo atteggiamento violento), di una famiglia sempre assente. Paga per gli errori della madre e del padre e non è riuscito a uscire da un tunnel nel quale probabilmente non avrebbe mai voluto entrare. Ma Alex per la sua bambina ha bisogno di altro. Ed è disposta a spaccarsi la schiena, a lavorare per pochi dollari all’ora, a non mangiare per giorni, pur di salvarla da quel genere di vita. La dignità non è data dal conto in banca, ma dal come si vive una giornata con amore e responsabilità. Gli ostacoli da superare per Alex e sua figlia sono tanti. Insieme, e con altre donne capaci di tutto, ce la faranno.

Basata sulla storia vera il “memoir” di Stephanie Land Donna delle pulizie. Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre, editore Astoria), questa miniserie scritta dall’autrice di Orange is the New Black va dritta al punto e non a caso, è una delle più viste in Italia e negli Usa, dove si parla moltissimo anche del tema.

Maid una serie Netflix per riflettere

Non solo la povertà ma anche l’affetto genitoriale. I due protagonisti, Alex e Sean, il suo compagno, non hanno nessuno su cui fare affidamento. Lui ha una madre che ha avuto delle dipendenze da farmaci e che ha condannato suo figlio a continuare sulla sua strada; lei ha un padre che non vede mai e una madre follemente svalvolata che vive in un mondo tutto suo. Una atmosfera familiare che non è nuova al pubblico americano ma che lascia sempre basiti i telespettatori di altri posti; in una Italia mammona, quello che succede ad Alex, avviene raramente perchè i rapporti familiari sono molto diversi. Negli Stati Uniti, quello che è l’atteggiamento della madre di Alex, certamente estremizzato, è lo stesso di molti genitori che tagliano il cordone ombelicale con i loro figli quando non sono ancora maggiorenni e non si sentono affatto in colpa, anzi. Ed è per questo che Alex, si ritrova persino a dover spiegare a sua madre perchè si sente vittima di abusi, e perchè vuole lasciare il padre di sua figlia, alla ricerca di un presente e di un futuro migliore.

Margaret Qualley che nella serie veste i panni di Alex, è davvero bravissima nella sua interpretazione. Mai esagerata, spesso in crisi ma sempre con i piedi ancorati a terra, anche quando tutto sembra perduto. Impossibile non citare Andie MacDowell, che nella vita reale è la mamma dell’attrice protagonista ma che si è ritrovata in Maid a essere una madre degenere mai presente per sua figlia, capace solo di metterle i bastoni tra le ruote e di crearle mille difficoltà. La sua interpretazione in Maid è fenomenale.

La storia di questa mamma, che è disposta a rimboccarsi le maniche per crescere la sua bambina di tre anni ricominciando da zero, è la storia di migliaia di famiglie americane ma non solo. E’ una storia del nostro tempo, un tempo in cui le donne cercano sempre più spesso di lasciarsi alle spalle abusi verbali, psicologici e fisici. Come questa serie ci insegna non è facile, ci si ricasca, si pensa di non farcela, le parole di un compagno amorevoli al punto giusto fanno dimenticare persino le sue mani intorno al collo. E’ una storia senza fronzoli. E’ una storia che rappresenta la realtà per quella che è: burocrazia, moduli da firmare, i soldi che non bastano mai. Ci sono molte più persone al mondo che vivono in queste condizioni, che persone che vivono in appartamenti che una esigua percentuale di persone si può permettere. C’è poca retorica ma tanta realtà con una vena di cinismo che rende Maid una serie mai banale ma piuttosto capace di far riflettere, fermandosi a pensare.

E’ il rovesciamento dell’american dream. Niente giardino da curare, casetta con il viale, macchina costosa nel garage, barbecue con i vicini. Alex e Sean non hanno mai avuto tutto questo, anche prima della crisi si accontentavano di vivere un una roulette ma avevano l’amore e il sentimento bastava a cementificare tutto, dando delle solide basi. Quando è venuto a mancare, tutto è crollato, e quelle fondamenta hanno dimostrato di non essere affatto solide.

Alex che sognava tra le pagine dei suoi diari, di scrivere qualcosa che avrebbe lasciato il segno, ora osserva le vite degli altri, e immagina pulendo le case altrui, quello che succede in quei posti. E non è raro che si renda conto di come i soldi non fanno la felicità, un altro messaggio fondamentale che viene lanciato da questa serie. Metri quadrati pieni di opere d’arte, di arredi costosissimi, frigoriferi pieni di cibo, non fanno la felicità. Tanto sono costose le case di chi vive in quei posti, tanto sono vuote le loro vite. E Alex questo, lo capirà molto presto, osservando con il suo secchio pieno di detersivi e attrezzi, tutto quello che avviene intorno a lei.

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