Evelina Nazzari racconta il dolore per la malattia e la morte del figlio

Evelina Nazzari

Una malattia mentale ha portato via suo figlio. E’ Evelina Nazzari, la figlia di Amedeo Nazzari, a raccontare di un dolore così grande, quello che nessun genitore dovrebbe mai provare. Un lutto di cui riesce a parlare perché è stata aiutata, ha fatto un percorso per potere accettare e superare in parte la morte di Leonardo. A Oggi è un altro giorno Evelina Nazzari confessa: “Io sono puntellata, sono qua ne parlo ma bisogna farsi aiutare…”. Racconta che suo figlio era appena diventato maggiorenne quando hanno iniziato a capire che c’era un problema grave. Una malattia non ben definita, tutto è accaduto dopo avere avuto un figlio come tanti. Nel libro che ha voluto scrivere per aiutare se stessa parla del suo lutto, della sua difficoltà ad accettarlo ma a un certo punto nel racconto entra nei panni di suo figlio, nel momento in cui ha deciso di suicidarsi.

La figlia di Amedeo Nazzari parla del suicidio del figlio

“I genitori sono le ultime persone che riescono ad aiutare un figlio che ha un problema così serio”. Aveva 40 anni quando suo figlio si è ammalato, gli altri 8 sono stati un dramma tra depressione, fughe, parole terribili. Leonardo ha scelto di morire e sua madre ha dovuto accettarlo ma è impossibile guarire da una ferita così profonda.

E’ un’attrice Evelina Nazzari, non avrebbe mai voluto scoprire di essere anche una brava scrittrice con il libro che parla di suo figlio, “Solitudini urbane”. Con la morte di Leonardo è finita una delle sue vite.

“Disturbo della personalità, schizofrenia affettiva, queste sono due possibili diagnosi, loro sono persone che stanno malissimo e la famiglia è abbastanza abbandonata. Il cervello non è come un altro organo qualsiasi…” non si possono dare le medicine in mano a chi ha una malattia mentale, non può gestirsi da solo, a chi non ammette la malattia.

Lei non poteva curare suo figlio: “Le prime persone con le quali se la prendono sono i genitori. Ci sono stati momenti di depressione, di pura follia, altri in cui scappava e andava a finire in Corsica alla ricerca di un amore antico. Quando ha iniziato a curarsi di più, con una puntura ed era sotto controllo… allora ha deciso di farlo”. Secondo lei ha deciso di suicidarsi proprio quando stava meglio, perché si rendeva conto che aveva perso 8 anni della sua vita e che gli amici erano andati avanti. E’ importante parlarne.

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