Don Marco Pozza a Verissimo racconta di Donato Bilancia, il male che non ha mai giustificazione 

Don Marco Pozza a Verissimo racconta della sua crisi, dell'incontro con Papa Francesco, le confessioni di Donato Bilancia

don marco verissimo

Mentre attende la resurrezione dei morti Don Marco Pozza attende la resurrezione dei viventi e augura a tutti di avere qualcuno capace di guardare oltre. Per Don Marco Pozza, l’incontro decisivo è stato quello con Papa Francesco, un momento che ricorda con tutta l’emozione possibile, un privilegio diverso da quello dell’essere oggi 4 aprile 2026 a Verissimo.

Il Papa è più vicino a Dio di chiunque altro, gli disse: “Io non voglio bene a Don Marco, io voglio bene a Marco”, parole che a Don Marco Pozza fecero capire la strada giusta da percorrere, quella su cui prosegue per aiutare gli altri. L’ospite di Silvia Toffanin non sembra un prete, non ha l’abito classico e di questo ha chiesto anche a Papa Francesco, in quell’incontro. >>>A Verissimo anche Gökçe Eyüboğlu per tutti è Ceyda

Don Marco Pozza cappellano del carcere di Padova a Verissimo 

Da Papa Francesco Don Marco Pozza è andato vestito da prete ma gli ha raccontato la verità e lui gli ha risposto che era stato un errore vestirsi come non si veste mai: “Altrimenti sai cosa dice la gente, che pur di arrivare da me ti sei vestito da prete e non va bene snaturarsi che il signore misura la validità della tua storia da altri parametri e quindi da quel momento mi sono sentito ancora più libero di essere me stesso”.

L’abito non fa il Monaco ma ne riconosce l’importanza: “Sai nella mia terra di frontiera, la galera, più che l’abito c’entra il cuore ed è lì che io mi sto giocando la partita della mia storia. In carcere non ho mai trovato nessuno che mi rinfaccia che non sono vestito da prete. In carcere ho trovato qualcuno che mi ricorda ‘qui sei il nostro prete’ e questo per me è affascinante”.

Ogni giorno è a contatto con carcerati tra l’altro in un carcere di massima sicurezza, quindi, con ergastolani tra cui anche Donato Bilancia. Lui ne parla: “Abbiamo camminato assieme per 10 anni con Donato e a prescindere dal male terribile che ha commesso, 13 ergastoli con 17 omicidi, che non c’è nessuna giustificazione perché il male non va mai mai mai giustificato, mi ha concesso il lusso di scendere dentro l’abisso del suo cuore, della sua anima e mi ha mostrato di che pasta è fatto il male e guardandomi negli occhi mi ha detto ‘ho sbagliato io anche per te e tu non percorrere questa strada’”.

Essere il parroco di Caino non significa accarezzare Caino: “Educare è una storia d’amore e dalle storie dei detenuti ho imparato innanzitutto che dentro ad ogni errore c’è un possibile trampolino per diventare quello che non è ridiventato e poi ho imparato a capire meglio anche come ragiona il mio Dio. Io certe volte pensavo che la cosa più grande che potessi fare fosse quella di impedire i mali dimenticandomi che c’è la libertà ma lui mi sta mostrando che sta facendo la cosa più grande”.

Conclude: “Siccome non può impedire il male certe volte dal male fa nascere dei capolavori e questo per me è uno spettacolo, che chiedo scusa per l’arroganza, vedere un uomo risorgere è uno spettacolo che nessuna televisione è riuscita ancora a mettere in onda, soprattutto in questi giorni in cui stiamo per celebrare la risurrezione di Cristo”.

Seguici

Seguici su

Google News Logo
Ricevi le nostre notizie da Google News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.