A Pietracatella si indaga sui cellulari di Antonella e Sara: ricerche sulla ricina, perchè?
Le ultime notizie da Pietracatella: è un familiare l'assassino di Sara e Antonella? Le due donne si erano accorte di qualcosa e avevano cercato informazioni on line sulla ricina?
Proseguono senza sosta le indagini sul giallo di Pietracatella, il caso che da mesi tiene alta l’attenzione dell’opinione pubblica e che ruota attorno alla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, entrambe decedute in circostanze riconducibili a un possibile avvelenamento da ricina. Adesso gli investigatori puntano tutto sui dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione della famiglia per cercare nuove risposte e, soprattutto, capire cosa sia realmente accaduto prima della tragedia.
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda una domanda molto precisa: sono state le stesse Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita a cercare informazioni sulla ricina in rete? È questo uno degli aspetti su cui si concentreranno i nuovi accertamenti tecnici disposti dalla Procura di Larino. E perchè lo hanno fatto?
Per venerdì mattina, è stata fissata in Questura a Campobasso una nuova attività investigativa che vedrà coinvolti i legali delle parti offese e degli indagati. In quella sede saranno estratti i dati contenuti nei telefoni cellulari, modem, computer e tablet sequestrati nei giorni scorsi nella casa di Pietracatella.
Giallo di Pietracatella: sotto esame telefoni e computer della famiglia Di Vita
I nuovi accertamenti tecnici non ripetibili saranno eseguiti dal personale dello Sco, su delega della Procura di Larino. Gli specialisti dell’Anticrimine dovranno lavorare sui sette dispositivi elettronici prelevati lo scorso 4 maggio nell’abitazione della famiglia Di Vita, con l’obiettivo di recuperare ogni elemento utile alle indagini.
Il lavoro degli esperti informatici sarà particolarmente approfondito e potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire alcuni aspetti ancora oscuri della vicenda. Una volta completata l’estrazione dei dati, lo Sco avrà sessanta giorni di tempo per consegnare agli inquirenti una relazione dettagliata.
Il giallo di Pietracatella, le ricerche sulla ricina e le chat tra madre e figlia
Nel dettaglio, la Procura vuole verificare se dai dispositivi emergano elementi collegati alla ricerca o al possibile reperimento della ricina attraverso internet. Gli investigatori vogliono infatti capire se vi siano state navigazioni online riconducibili alla sostanza tossica e se tali ricerche possano essere state effettuate non solo da altri soggetti coinvolti nell’inchiesta ma anche dalle stesse vittime, Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Un altro punto considerato cruciale riguarda le eventuali conversazioni private tra madre e figlia. Gli inquirenti intendono estrarre chat e messaggi che possano contenere riferimenti alla patologia da ricina o a sintomi sospetti manifestati prima del decesso. E’ come se le due donne in qualche modo si fossero rese conto che stava accadendo qualcosa intorno a loro, mentre forse altri minimizzavano ( ricordiamo che ad esempio Sara l’ultima volta è stata portata in pronto soccorso da sua sorella, i suoi genitori non erano neppure presenti).
Gli investigatori vogliono ricostruire la vita delle vittime
L’analisi dei dispositivi non si limiterà alle ricerche online. La Procura ha disposto anche l’acquisizione di dati utili a ricostruire rapporti personali, abitudini e frequentazioni delle due donne. E’ davvero singolare però che Antonella e Sara abbiano potuto fare delle ricerche, se fosse vero, e non abbiano poi detto nulla ai medici in ospedale. Il giallo si infittisce sempre di più.
Saranno quindi analizzati contatti, conversazioni e relazioni con familiari, parenti e amici, nel tentativo di ricostruire con precisione il contesto di vita di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e individuare eventuali elementi rimasti finora nell’ombra.
Non solo: gli investigatori vogliono verificare anche la presenza di documenti personali, note, pagine di diario o missive che possano contenere riferimenti a eventuali patologie mai emerse o non conosciute dagli stessi familiari.
Il lavoro degli specialisti potrebbe dunque aprire nuovi scenari sul caso di Pietracatella e aiutare la Procura a fare chiarezza su una vicenda ancora piena di interrogativi. Per il momento, molte delle risposte che gli investigatori cercano potrebbero trovarsi proprio nei dispositivi elettronici sequestrati nella casa della famiglia Di Vita.
Quello che si esclude, in questo giallo di Pietracatella, è che Antonella e Sara possano aver assunto in modo volontario la ricina. Si pensa invece che si siano rese conto di qualcosa, facendo delle ricerche in rete. Chi voleva dunque uccidere le due donne? La procura ipotizza un avvelenamento avvenuto in diverse fasi.