Semaglutide e tumore al pancreas, il nuovo studio: nessun aumento del rischio
Chi utilizza il semaglutide per la cura del diabete rischia un aumento del tumore al pancreas?
Arrivano dati rassicuranti sulla sicurezza della semaglutide, principio attivo appartenente alla classe degli agonisti del recettore GLP-1 e utilizzato nel trattamento del diabete di tipo 2 e, a specifici dosaggi e indicazioni, nella gestione dell’obesità e del sovrappeso. Un nuovo studio internazionale presentato al 62° Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026, non ha infatti rilevato un aumento del rischio di cancro al pancreas tra le persone trattate con semaglutide. La ricerca è stata coordinata dal professor Anton Pottegård dell’University of Southern Denmark di Odense e ha utilizzato i registri sanitari nazionali di Danimarca, Svezia e Norvegia.
Semaglutide e cancro al pancreas: analizzati quasi 100mila pazienti
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno preso in esame 97.464 utilizzatori di semaglutide, confrontandoli con pazienti che avevano iniziato altre terapie antidiabetiche non appartenenti alla classe delle incretine, tra cui sulfoniluree, inibitori SGLT-2 e insulina. Lo studio, richiesto dalle autorità regolatorie come studio di sicurezza post-autorizzazione e finanziato da Novo Nordisk, ha confrontato gruppi di pazienti con caratteristiche simili.
Nel corso del periodo osservato sono stati registrati 131 casi di tumore al pancreas tra gli utilizzatori di semaglutide e 123 nel gruppo di confronto. Considerando il diverso tempo complessivo di osservazione, i tassi di incidenza sono risultati sostanzialmente simili e l’analisi combinata dei tre Paesi non ha mostrato un incremento statisticamente significativo del rischio associato alla semaglutide.
Semaglutide: nessun aumento del rischio neppure con dosi maggiori o trattamenti più lunghi
Un altro elemento importante riguarda la quantità di farmaco assunta e la durata del trattamento. I ricercatori non hanno osservato un’associazione tra dosi cumulative più elevate o una maggiore durata della terapia e un aumento del rischio di tumore pancreatico. Il dato complessivo ha prodotto un hazard ratio di 0,91, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 0,71 e 1,16: un risultato che non indica un aumento del rischio rispetto ai farmaci utilizzati come confronto. Le diverse analisi di sensibilità condotte dagli studiosi hanno inoltre portato a risultati coerenti.
Le conclusioni si inseriscono in un quadro scientifico più ampio: anche una recente meta-analisi di studi randomizzati sulla semaglutide, comprendente oltre 38mila partecipanti, non ha evidenziato un aumento significativo del rischio di cancro al pancreas.
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Perché in passato erano emersi dubbi sui farmaci GLP-1
L’attenzione sul possibile rapporto tra farmaci GLP-1 e pancreas nasce da precedenti segnali provenienti dai sistemi di segnalazione degli eventi avversi e da alcuni studi preclinici sugli animali. Proprio per questo motivo le autorità regolatorie avevano richiesto ulteriori verifiche sulla sicurezza della semaglutide. I nuovi risultati rappresentano dunque un elemento rassicurante, ma vanno interpretati nel loro corretto contesto: lo studio presentato all’EASD 2026 non risulta ancora pubblicato come articolo scientifico sottoposto a peer review, e il periodo medio di follow-up dopo il primo anno di trattamento è stato di circa 1,4-1,85 anni.
Gli stessi dati si aggiungono comunque alle evidenze disponibili che, fino a oggi, non mostrano un’associazione significativa tra agonisti GLP-1 e tumore pancreatico. Una recente revisione pubblicata su npj Gut and Liver sottolinea infatti che la maggior parte degli studi clinici non evidenzia un legame significativo, pur indicando la necessità di continuare il monitoraggio e di disporre di dati con follow-up ancora più lunghi.