Perfetti sconosciuti un film cattivo che lascia il segno: la nostra recensione

Nel suo piccolo Paolo Genovese un miracolo lo ha fatto: gli italiani sono usciti di casa per vedere un film che non sia di Checco Zalone, il che già, potrebbe essere un grande risultato. E un pò come succede per gli ascolti in tv, gli incassi per un film al cinema sono importanti tanto quanto la qualità del film stesso, anche se spesso qualità e incassi non vanno di pari passo. In questo caso però il pubblico ha gradito e Perfetti sconosciuti ha realizzato anche degli ottimi risultati al botteghino. Noi però siamo qui a fare la nostra recensione del film che abbiamo visto al cinema, un film che lascia il segno perchè si ride si, ma amaramente. Quello che però più colpisce di Perfetti sconosciuti è il fatto che se ne continui a parlare dopo: con gli amici, in macchina mentre torni a casa dopo averlo visto. Non è un film di quelli che appena iniziano i titoli di coda di invitano ad alzarti dalla poltroncina, al contrario. Il finale ti lascia incollato di fronte a quello schermo a chiederti se davvero è possibile arrivare al punto in cui siamo arrivati. Perchè nei protagonisti di quella cena tra amici, ci possiamo essere tutti noi con i nostri segreti, le nostre ipocrisie. Dal “tutti vorremmo un amico gay nel gruppo” al “dovevi dirmelo di essere gay perchè abbiamo dormito insieme, abbiamo fatto la doccia insieme”. Un film che nella sua pungente ironia smaschera l’ipocrisia che troppo spesso ci circonda: organizzare una cena tra amici che apparentemente sanno tutto, conoscono i segreti più nascosti ma in realtà non sanno nulla. Non sanno che il tuo migliore amico è l’amante di tua moglie, tua moglie che non sa che vai in analisi e non glielo hai detto, i tuoi migliori amici non sanno che la tua fidanzata non è Lucilla ma Lucio.

Una serie di ingredienti che hanno funzionato alla perfezione: Perfetti sconosciuti mescola un cast d’eccezione con alcuni degli attori più bravi su piazza, da Edoardo Leo a Valerio Mastrandea passando per Marco Giallini. Così diversi ma così simili nel nascondere ognuno un piccolo ma grande segreto che avrebbe potuto devastare le loro vite e la cena perfetta per conoscere la “nuova del gruppo” sarebbe diventata il funerale dell’amicizia, della famiglia, della coppia. Una moglie, un’amante incinta, un’amante pronta a sfoggiare i nuovi orecchini e a rischiare con il gioco del cellulare sul tavolo perchè tanto sa che il suo amante è lì, seduto al fianco di suo marito. Non è la storia di un film ma la storia della realtà che troppo spesso sfuggiamo, pensando che solo al cinema questo possa accadere. Lo diciamo spesso come un mantra, la realtà supera la fantasia. E’ vero perchè se quello sliding doors nel finale non ci fosse stato, se il più  “saggio” del gruppo non avesse deciso di mettere fine al gioco perverso che in casa sua stava per avvenire ( consapevole probabilmente anche del fatto che a scottarsi ci sarebbe stato anche lui) le vite dei nostri protagonisti sarebbero state distrutte sotto una eclissi che avrebbe oscurato la loro esistenza.

La riflessione poi è quella che caratterizza il film perchè quello smartphone, la scatola nera della nostra vita, segna nel bene o nel male il nostro percorso che non è necessariamente quello di coppia. Una scatola nera che spesso usiamo come diario, come scorciatoia ma che invece è lo specchio in cui riflettiamo le nostre debolezze, le nostre insicurezze e in casi davvero irrecuperabili, i nostri segreti più oscuri.

note tecniche

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