Il nuovo Cime tempestose è davvero così brutto?
Incassi ottimi al box office, ma il nuovo Cime tempestose è davvero un film valido o brutto come in molti dicono?
Io questo film non l’ho visto. (Sì, lo so: “allora perché scrivi?”) Perché, come tanti, mi sono ritrovata davanti alla domanda più concreta del 2026: vale la pena buttare ( o investire, fate un po’ voi) 7 euro su un biglietto o è meglio investirli in un panino triste ma onesto?
Quindi ho fatto quello che fa ogni adulto funzionale quando non sa cosa scegliere: mi sono immersa nelle recensioni (americane ed europee), ho annusato l’aria sui social, ho letto i commenti del pubblico e — soprattutto — ho ascoltato il coro indignato (e spesso esilarante) di chi ama Emily Brontë e Cime tempestose lo porta nel cuore come una reliquia.
Il risultato? Una sentenza netta non esiste. Ma una mappa sì.
Cime Tempestose, il sospetto: non è “brutto”, è divisivo (e parecchio)
Partiamo dal fatto che questo Cime tempestose versione 2026 (diretto da Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi) non sembra puntare alla timida rispettabilità da “classico in costume”. La parola che torna ovunque è una: maximalista. E a giudicare dalle reazioni, Fennell ha preso la brughiera, ci ha acceso un faro da passerella, e ha detto: “Ok, adesso soffrite… ma con stile.”
E no, non è un flop ignorato in un angolo: al box office il film parte forte, fortissimo, segno che la curiosità (o la voglia di litigare online) funziona ancora benissimo.
Il fronte “wow visivamente, meh emotivamente”
Una parte consistente della critica europea/UK riconosce scenografie, costumi, atmosfera… ma accusa il film di avere più gusto estetico che profondità, come se la tragedia di Brontë fosse stata trasformata in un moodboard “brughiera-core”. Little White Lies, per esempio, è piuttosto tagliente sul punto: molta confezione, poca risonanza sotto la superficie. Screen Daily (più “industriale” e internazionale) sembra stare in mezzo: coinvolgente e sensoriale, ma non sempre così profondo come vorrebbe essere.
Negli USA diversi pezzi la prendono con più entusiasmo (o con più tolleranza al melodramma spinto). The Hollywood Reporter la definisce sostanzialmente un bodice-ripper “maturo e godibile”, e Variety parla di un’operazione operatica, che gioca parecchio sull’erotismo e sul romanticismo.
E poi c’è chi dice: sì, è sopra le righe… e proprio per questo funziona (o perlomeno diverte). RogerEbert.com sottolinea subito l’intenzione: Fennell dichiara da subito che questa storia seguirà regole proprie (e lo fa in modo… diciamo poco pudico). È una chiave utile: se entri aspettandoti “la Brontë”, rischi. Se entri aspettandoti “Fennell”, magari trovi esattamente quello che cerchi.

Cime tempestose, cosa dice il pubblico: tra “capolavoro tossico” e “oltraggio alla letteratura”
Qui la faccenda si fa sport nazionale.
- Rotten Tomatoes (dato riportato anche dalla stampa): critica intorno al 63%, quindi “meh con stile”.
- CinemaScore: B, quindi gradimento discreto ma non da “evento irresistibile” per tutti.
- Nei commenti del pubblico, la polarizzazione è chiarissima: c’è chi lo trova bellissimo da vedere, e chi lo liquida come una versione “Hollywood” che tradisce l’anima del romanzo.
E poi ci sono le prime reazioni social (quelle da proiezione anticipata): entusiasmi molto accesi, spesso in modalità “esperienza sensoriale, devastante, sexy, totale”. Ma sono, appunto, first reactions: utili per capire l’hype, meno per capire la sostanza.
Margot Robbie e Jacob Elordi: star power contro fantasmi letterari
Un capitolo a parte lo meritano i due protagonisti, perché — piaccia o no — buona parte del marketing del film ruota intorno a loro. Margot Robbie veste i panni di Catherine Earnshaw con un approccio che molti critici hanno definito iper-consapevole: magnetica, elegante, quasi sempre in controllo della scena, ma per alcuni un po’ troppo “diva contemporanea” per incarnare fino in fondo la ferocia emotiva del personaggio. La sua Catherine divide: c’è chi la trova intensa e moderna, chi invece sente la mancanza di quella componente più selvaggia e imprevedibile che nel romanzo è fondamentale.
Dal canto suo, Jacob Elordi interpreta Heathcliff puntando tutto su fisicità e presenza: uno Heathcliff più sensuale che tormentato, più oscuro per immagine che per interiorità. Negli Stati Uniti la sua prova è stata accolta con entusiasmo (anche grazie al seguito social dell’attore), mentre parte della critica europea sottolinea come il personaggio risulti a tratti semplificato, trasformato in una sorta di anti-eroe romantico da copertina.
Robbie ed Elordi funzionano come coppia cinematografica, hanno chimica e reggono bene l’estetica potente voluta da Emerald Fennell, ma non tutti sono convinti che basti il carisma delle star per sostenere il peso emotivo di Wuthering Heights. Per alcuni spettatori sono il valore aggiunto che rende Cime Tempestose appetibile; per i puristi della Brontë, invece, rappresentano l’ennesima prova che questa versione guarda più a Hollywood che alla brughiera dello Yorkshire.
Cime Tempestose, il punto che fa litigare tutti: il confronto con Emily Brontë
Se ami davvero il romanzo, la domanda non è “è fatto bene?” ma: è Cime tempestose o è un film che usa Cime tempestose come pretesto?
Variety ha pubblicato un pezzo dedicato proprio alle differenze tra film e romanzo.
IndieWire ha messo la questione in chiaro (anche in forma di commento): l’infedeltà non è un incidente, è parte del progetto — e può far arrabbiare parecchio o, al contrario, far dire “ok, finalmente un adattamento che rischia”.
Sul fronte europeo/italiano, la parola ricorrente è: rischio di ripulsa del “popolo letterario”. Quinlan lo dice esplicitamente e in Italia diverse letture sottolineano tagli, modifiche, riorganizzazioni narrative.
Curiosità interessante: perfino ambienti molto legati al mondo Brontë sembrano meno scandalizzati di quanto immagini (alcuni addetti del Brontë Parsonage Museum parlano di “fever dream” e di temi del romanzo che, in qualche modo, restano). Ma c’è anche chi fa notare come l’amore puro, la più grande storia d’amore della letteratura, come si annuncia anche nel trailer, viene invece trasformata in altro, con il sess0 a farne da padrone.
Il verdetto più onesto, per come stanno le cose oggi: il nuovo Cime Tempestose non sembra “oggettivamente brutto”, sembra deliberatamente eccessivo e polarizzante. Se i tuoi 7 euro ti devono comprare “fedeltà al romanzo”, rischio alto. Se ti devono comprare “un’ora e passa di tempesta estetica e dramma sopra le righe”, potresti uscirne soddisfatto (o almeno intrattenuto).
E voi, che ci dite, avete già visto Cime tempestose? Ho letto poco fa su X che ieri qualcuno nel mezzo della proiezione in un cinema italiano, si è alzato tra le risate ed è andato via. C’è chi definisce Cime tempestose un clamoroso capolavoro e chi invece lo etichetta come uno dei film peggiori degli ultimi anni. Diteci dunque la vostra!