Vincenzo Mollica ha il Parkinson e ha perso la vista ma niente lo ferma, grande esempio di vita


vincenzo mollica Parkinson

Le mani che tremano, la vista che lo ha abbandonato ma Vincenzo Mollica ride con leggerezza dei suoi problemi che per molti sarebbero fonte di depressione. Per lui, che ha sempre un aggettivo per dire degli artisti di cui parla che sono superlativi, non c’è tempo e modo di lasciarsi andare. Vincenzo Mollica lo conoscono tutti, la sua voce è inconfondibile, non sappiamo nemmeno più da quanti anni la ascoltiamo. C’è sempre, dalla Mostra del Cinema al festival di Sanremo, dopo il primo ascolto di un nuovo album e sempre per esaltare il meglio di ogni artista. Già questo è un dono ma al Corriere l’inviato del Tg1 questa volta parla dei suoi problemi di salute. Il morbo di Parkinson e la quasi cecità, ma aggiunge anche il diabete, come a voler dire che niente lo fermerà ma non perché è invincibile ma perché la vita va vissuta e perché il messaggio deve essere positivo. In 5 anni un glaucoma gli ha distrutto il 95% del nervo ottico ma dall’occhio sinistro non vede a causa di un’uveite che l’ha colpito da piccolo, poi un’iridociclite plastica. Infine, le mani che tremano.

VINCENZO MOLLICA, NESSUNO E’ COME LUI CHE CONTINUA A CERCARE LA PARTE MIGLIORE DI TUTTI

Mollica non lo nasconde: “Quello è il morbo di Parkinson. Non mi faccio mancare nulla. Ho pure il diabete. Sono un abile orchestratore di medicinali”. A lui si può fare la battuta se è per i suoi problemi di vista che è sempre stato così indulgente. La risposta è che cerca sempre il lato migliore delle persone e se qualcuno non gli piace evita di avvicinarlo. E’ anche Andrea Camilleri ad averlo spronato a continuare, a non abbattersi, a sviluppare gli altri sensi. Lo sostengono due pilastri, la famiglia e il lavoro.

E’ la sua prima intervista a un giornale e sarà anche l’ultima, si è fidato del tono della voce del giornalista che intanto gli chiede della cecità: “Se ne accorse la mamma. I miei genitori mi portarono da un oculista in Calabria. Avrò avuto 7-8 anni. Origliai la sentenza da dietro la porta: “Diventerà cieco”. Da quel momento adottai una tecnica: imparare a memoria tutto quello che mi circondava, in modo da ricordarmene quando sarebbero calate le tenebre”. 

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