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Alessandro Baricco a Che tempo che fa dopo la malattia: “Il cammino non è finito”

Alessandro Baricco è stato ospite di Che tempo che fa nella puntata in onda il 28 gennaio 2024 e ha parlato per la prima volta in tv della sua malattia

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Una lunga ed emozionante intervista quella che ieri sera il pubblico del Nove ha avuto modo di seguire durante la nuova puntata di Che tempo che fa. Alessandro Baricco è stato ospite di Fabio Fazio e per la prima volta in tv ha parlato della sua malattia e di come ha affrontato questi mesi non facili. Una grave forma di leucemia lo ha colpito e il percorso per sconfiggere questo brutto male non è stato semplice. Anche per questo lo scrittore, ha deciso, con un lungo post, di spiegare a tutto il mondo, che cosa stava succedendo nella sua vita, dopo esser scomparso, se così possiamo dire, per un po’ di tempo. Oggi, due anni di distanza da quel momento, Alessandro Baricco, racconta come è cambiata la sua vita.

Le parole di Alessandro Baricco a Che tempo che fa

Parlando della sua malattia, lo scrittore ospite di Che tempo che fa il 28 gennaio ha spiegato:

Come stai? A me, in questo momento… è complicato. Dipende da dove la guardi, diciamo. Alla fine credo che la risposta più onesta sia “bene”. Sto bene. D’altra parte non sarei qua. Poi sono uno che ha passato l’estate in un ospedale, ero al San Raffaele, e se passi molto tempo all’ospedale lasci giù dei bei pezzi di te e quando esci guarito o meno guarito hai comunque un cammino da fare per recuperare pezzettini e pezzettoni. Ed è proprio una specie di salita. Non dico che sei una pianta, però… mi ricordo che dovevo lavarmi i denti ed ero così debole che non riuscivo a fare il gesto di lavarsi i denti, che è una delle cose più semplici che si possa fare, e tutto quello che potevo fare era tenere fermo lo spazzolino con il braccio e poi con la testa zam zam zam [muove la testa a destra e sinistra]. Mentre facevo questa cosa dicevo “guarda il corpo dove ti porta, la vita dove ti spinge…”. Poi pensavo “uscirò mai da tutto questo?”. Adesso vado benissimo anche di rovescio. Non c’è problema, mi faccio anche la barba. È un grosso cammino che non è finito, ci sono ancora tante cose da recuperare. Il salto con l’asta non lo faccio. C’è una lentezza implacabile, ma è lentezza.

Sulla malattia e il rapporto con il proprio corpo, lo scrittore ospite di Che tempo che fa ha commentato:

Penso che io e “lui” abbiamo lavorato insieme tutta la vita, e lui dei due – inteso del mio corpo e della mia mente – è quello che è arrivato sempre un po’ prima sulle cose, spesso cercando di farmele capire. Quando sei giovane non senti niente di quello che viene dal corpo, impari poco a poco. Però alla fine penso che lui sia un pezzo di me che lavora e si muove armonicamente con gli altri pezzi. Non l’ho mai vissuto come una zavorra che mi è accaduto di portare in un viaggio assai più raffinato che avrei sognato e che volevo fare. Il mio corpo è il mio viaggio e anzi, se penso a quante cose nella vita è lui che le detta comincio a pensare davvero che il maestro è lui. Ci sono delle esperienze belle e brutte. Gli attacchi di panico: è una cosa del corpo geniale! Tu non stai bene al mondo, non vuoi dirtelo, non lo sai, non hai tempo di dirtelo, ci pensa il corpo. On, off, ti spegne, sei come morto ed è una cosa che ti accompagna tutta la vita. Si risolvono gli attacchi di panico, lo voglio dire a quelli che ce li hanno, però quelli che hanno avuto gli attacchi di panico sono un certo tipo di umani, e gli altri sono diversi. Anche nella parte positiva però, se si pensa a quante vite sono state segnate dal desiderio per un uomo, per una donna… in quel tipo di desiderio c’entra anche la mente, c’entra un certo istinto, una forma di spiritualità persino, però il corpo di quella danza lì sta sempre al centro, è lui che decide. Ti fionda intere parti di vita in una direzione. Quando mi è successa questa cosa ho pensato “lo sapevo, lo sapevo che prima o poi me l’avresti detto. Adesso vediamo di capirci”, siamo stati insieme e abbiamo vissuto dei momenti pazzeschi.

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