Trieste carcere, escogitata nuova inseminazione artificiale

La notizia giunge da Trieste e solleva non poche perplessità. Nel carcere di Coroneo, uno dei pochi italiani ad ospitare detenuti di entrambi i sessi, si è scoperto che le detenute cercano di rimanere incinte utilizzando il seme dei loro dirimpettai, una sorta di inseminazione artificiale.

Si, perché stiamo parlando di un carcere e non di un albergo, dove è possibile incontrarsi, parlare, restare da soli. Gli incontri di sesso non sono permessi. E allora come sopperire a questo problema? La mente umana, sempre in fermento, è proprio il caso di dirlo, ha “partorito” un’idea che si è rivelata fattibile e l’espediente sarebbe ottimo per potersi scambiare questi favori. Un modo davvero insolito che va al di là delle reali possibilità di restare incinte da parte delle donne.

Durante l’ora d’aria, concessa alle detenute, gli uomini lascerebbero cadere nel cortile del carcere, il proprio seme ben conservato e chiuso all’interno di guanti. A riceverlo sotto le finestre, resterebbero le donne si spera senza scene di lotta per accaparrarsi il “premio”. Uno scambio atteso e carico di speranza per le detenute che cercherebbero, in questo modo, di usufruire di quelle misure alternative che caratterizzano le donne in stato interessante. Una specie di inseminazione artificiale fatta in casa, sarebbe carino scoprire l’ideatore o ideatrice di questo metodo alternativo.

È il “Piccolo”, giornale di Trieste, a rivelare questi episodi che si sono avuti nel carcere triestino, a cui ha risposto anche il direttore del carcere, assicurando che ad oggi non ci sono stati casi di gravidanze.

Teresa Corrado

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