Libano, migliorano le condizioni dei 6 militari feriti

da www3.lastampa.it

Buone notizie per le famiglie dei sei militari italiani feriti ieri nell’attentato in Libano. Migliorano le condizioni dei feriti, i militari, quattro campani e due pugliesi, saranno trasferiti in Italia non appena le loro condizioni lo permetteranno.

Intanto l’Onu ha duramente condannato l’attentato ai caschi blu italiani, ricordando che i militari delle Nazioni unite sono lì con scopi umanitari e a difesa delle popolazioni e non con missioni di occupazione. Per questo il Consiglio di sicurezza ha ringraziato tutti gli stati membri che forniscono contingenti per la missione Unifil.

La missione di pace in Libano è uno degli obiettivi principali dell’ONU, ma la pace tra Israele e Libano è stata presa come impegno fondamentale anche da parte dei partecipanti al G8 che si è appena concluso a Deauville in Francia.

Intanto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, non ha intenzione di tornare indietro sulla decisione di diminuire il contingente italiano in Libano, motivando la sua scelta non a causa dell’attentato di ieri, ma perché l’Italia non è più a capo della missione e quindi non vi è alcuna necessità di impiegare 1780 uomini, che appaiono troppi.

Anche perché l’Italia partecipa, nel mondo, a moltissime missioni umanitarie che sono un dispendio di uomini, mezzi e risorse economiche non indifferenti, come già precisato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, all’indomani dell’attacco in Libia proprio da parte di contingenti dell’ONU.

Sicuramente nella missione Unifil, sempre attraverso le parole del Ministro della Difesa, dovrebbero entrare a far parte anche altri stati membri, che ancora non vi hanno partecipato, sia  stati europei che dell’America Latina. Mentre ritirarsi dalla missione è impensabile, come abbandonare del tutto a loro stessi gli abitanti del Libano. la giusta soluzione è spingere tutti verso la diplomazia.

Continuare a lottare per la democrazia e il dialogo in un paese dove alla fine, sembra sempre che a parlare siano le armi, è una vera sfida. I terroristi sembrano non fermarsi mai e continuare a spaventare e soprattutto fomentare l’odio, mentre la scelta di un compromesso sembra sempre una dura “battaglia”.

TC

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