Giuseppe Carusi: nominato direttore dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati

Giuseppe Caruso, prefetto di Palermo, è stato nominato nuovo direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il prefetto, che non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale, ha saputo la notizia dai giornalisti. A perorare la sua nomina il ministro degli Interno Maroni, che lo ha proposto durante il Consiglio dei Ministri.

Un incarico molto importante quello assegnato al prefetto Caruso, che prende il posto del prefetto Mario Morcone.

Si sa che i beni confiscati alle organizzazioni criminali, soprattutto quelli appartenuti a mafia, ‘ndrangheta, camorra, sono difficilmente gestibili, soprattutto se risiedono nei luoghi di appartenenza territoriale ai clan, quali Sicilia, Calabria e Campania.

La gestione da parte del direttore dell’Agenzia, è di controllo e riutilizzo dei beni, che spesso vengono affidati a comunità, ad associazioni e cooperative di interesse pubblico.

Spesso, però, soprattutto gli immobili, sono soggetti a saccheggio da parte degli affiliati al clan che in questo modo dimostrano non solo alle forze dell’ordine, ma anche alla popolazione, che se quel particolare bene non appartiene alla propria associazione, non può appartenere a nessun altro.

La cronaca spesso non da importanza a notizie del genere, anche perché quando questi agiscono, lo fanno in modo da far apparire i loro atti come semplici azioni di vandalismo che non sono notizie da prima pagina o di interesse nazionale, visto che alla fine, di vandalismo l’Italia è piena.

Un esempio su tutti, che sicuramente dovrebbe essere a conoscenza di tutti, perché messo in evidenza dal programma di Saviano “Vieni via con me”, è quello di don Giacomo, un prete del nord andato in missione al sud, a cui venne affidato uno dei beni sequestrati alla famiglia Torcasio e assegnata alla sua associazione “Progetto sud” che si occupa di diversamente abili.

Il prete ha subito continue minacce, oltre alla sparizione di accessori nella casa stessa. Eppure la casa era stata sequestrata a un clan e poteva essere messa a disposizione dei richiedenti. Ma nemmeno i vigili avevano deciso di andare in quel nuovo edificio.

Questa storia fa ben comprendere la gestione che il nuovo prefetto dovrà fare di tutti quei beni messi a disposizione per la comunità.

Teresa Corrado

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