Marò, l’India rinuncia alla pena di morte per Girone e Latorre

Per Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori in India, si allontana lo spettro della pena di morte

Il ministero degli Interni indiano rinuncia alla pena di morte per i due marò italiani. È questa l’ultima novità nella vicenda che vede protagonisti Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due italiani accusati di aver ucciso alcuni pescatori scambiandoli per pirati.
Per Latorre e Girone, dunque, sarebbe scongiurata la pena di morte. Stando a quanto riportato dall’Ansa, il portavoce del ministero degli Interni indiano, Kuldeep Dhatwalia, ha dichiarato che il governo indiano ha dato mandato alla polizia di perseguire i due marò “in base al Sua Act, ma senza invocare l’articolo che prevede la pena di morte
Per il resto, il ministero avrebbe lasciato intatta la libertà per la polizia di seguire il Sua Act: “Il ministero – ha specificato Dhatwalia – ha rimosso il riferimento alla clausola della pena di morte, ma tutte le altre disposizioni rimangono le stesse“.
Adesso bisognerà attendere i prossimi giorni quando la Nia (la polizia indiana) presenterà ai giudici il rapporto con i capi d’accusa: a quanto pare nel rapporto si parlerà di ‘violenza‘ e non più di ‘omicidio‘.
Alla notizia del cambio di posizione da parte del ministero degli Interni indiano, la Federazione indipendente dei lavoratori del pesce del Kerala ha manifestato davanti alla sede del governo locale a Trivandrum. Nel corso della manifestazione, è stata bruciata una foto del ministro degli Interni Sushil Kumar Shinde e intonati cori contro il premier Manmohan Singh e la presidente del partito del Congresso, Sonia Gandhi. Il presidente della federazione dei pescatori, T. Peter, ha dichiarato che il governo indiano “ha ingannato la comunità dei pescatori” ribadendo che i due marò hanno sparato contro “pescatori disarmati” senza aver ricevuto alcuna provocazione.

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