Belgio, l’eutanasia per i minorenni è legge

Dopo anni di discussioni accesissime, e dopo l’approvazione del Senato, anche la Camera bassa del Belgio ha dato il suo consenso. Passa la legge che permetterà ai minorenni malati terminali o affetti da patologie degenerative di “staccare la spina”, di ottenere quindi, tra le proteste del mondo religioso, l’eutanasia.

84 voti favorevoli, 44 contrari e 12 astenuti. Questo il risultato delle votazioni della Camera bassa che, non del tutto a sorpresa, fanno cadere in frantumi il tenace castello di sabbia dei conservatori. Già, perché la maggior parte dei cittadini belgi, sin dal 2002, si sono sempre dimostrati favorevoli a quella che oggi viene definita la “dolce morte”. “Ci sono ragazzini, maturati molto in fretta per i loro problemi di salute, che soffrono terribilmente sotto l’aspetto psicologico e fisico – ha spiegato Eric Picard, illustre psichiatra favorevole all’applicazione allargata -, e questo, a causa di malattie incurabili. Vorrebbero che venisse loro somministrato il farmaco in grado di far cessare le loro pene inutili”. Ora, tutto questo è possibile. Ma non senza aver prima superato controlli molto rigidi.

L’iter per ottenere l’eutanasia – In primis, è obbligatoria la testimonianza di almeno due medici, incluso uno psicologo (sconosciuto al paziente). Poi, dovranno intervenire testimoni esterni alla famiglia per confermare lo stato del paziente. Infine, per i minorenni in questione ci vuole, ovviamente, il consenso dei genitori.

I contrari – A votare contro la nuova legge sono stati soprattutto i deputati fiamminghi. Un risultato piuttosto inaspettato dato che l’Olanda (per la quale i fiamminghi simpatizzano molto e alla quale spesso si riconoscono) è stata la prima nazione al mondo ad aver introdotto l’eutanasia, fin dall’inizio consentita anche ai minorenni purché non inferiori ai 12 anni d’età.

Un tema aperto – “Non si tratta di imporre l’eutanasia a nessuno – ha spiegato il deputato socialista Karine Laalieux -, a nessun bambino e a nessuna famiglia, ma di consentire ai minori di poter scegliere di non essere sommersi dalla sofferenza”. A dettare queste parole al deputato è stata forse la drammatica storia della piccola Julie, una bambina di cinque anni che aveva chiesto alla madre di aiutarla a non soffrire più: “Non avere paura, mamma, la morte non mi spaventa se sei qui con me. La bua è sempre più cattiva e sono troppo stanca”. Queste sono le parole della bambina riportate dai giornali. Julie morì poche settimane dopo imbottita di morfina. Situazioni simili potrebbero sensibilizzare gli altri governi. In Lussemburgo, per esempio, l’eutanasia è stata legalizzata nel 2009, ma solo per gli adulti. In Svezia dal 2010. In Svizzera, esiste il “suicidio assistito” (l’assunzione da parte del malato di sostanze i cui effetti secondari possono ridurre la durata della vita) mentre in Germania, Francia e Gran Bretagna è già stato penalizzato il cosiddetto “aiuto compassionevole”. E in Italia? Per ora, non se ne discute nemmeno. Dobbiamo ricordarci che da noi esiste “uno Stato nello Stato”. Ed anche il rivoluzionario Papa Francesco ha dato il suo secco no alla questione.

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