Italia, il rischio frane è altissimo

Il 4 maggio del 1998, esattamente 13 anni fa, una terribile alluvione colpiva Sarno e Quindici, una valanga di acqua e fango distruggeva quelle due città campane. Da subito si levarono voci dell’opinione pubblica che gridarono alla tragedia annunciata.

Ma non c’è stata solo la tragedia di Sarno, purtroppo tantissime altre catastrofi hanno colpito il nostro Paese nel corso degli anni: basti pensare a quella che colpì Giampilieri, in provincia di Reggio Calabria. E ancora Massa Carrara e Vicenza. L’Italia è vittima di frane, alluvioni, disastri ambientali. Stando ai dati statistici negli ultimi 60 anni si sono contate 3.362 vittime, una media di 61 decessi all’anno, per frane , esondazioni di torrenti, colate di fango e di detriti, senza contare la tragedia del Vajont del 1963 che, da sola, ha ucciso 1.910 persone. L’evento più funesto dalla metà del secolo scorso è stata l’alluvione di Salerno che, nel 1954, ha tolto la vita a 318 persone. Secondo l’annuario Ispra, a partire dal 1950, quasi ogni anno si sono dovuti registrare decessi provocati da dissesti idrogeologici, per un totale di 1.475 vittime. Sono 17 mila gli smottamenti che negli ultimi 80 anni hanno devastato il nostro paese, coinvolgendo più di 100 mila persone negli ultimi 20 anni.

Dal punto di vista economico i danni stimati per riparare i danni provocati da frane e alluvioni è costato al nostro Paese, negli ultimi 58 anni, oltre 52 miliardi di euro, ma il dato che fa rabbrividire, ma allo stesso tempo dovrebbe portarci a riflettere è che l’80% dei comuni del nostro paese si trova ad elevato rischio di frane o di alluvioni.

Gli ultimi dati diffusi dai geologi italiani parlano chiaro e da soli: negli ultimi tempi in Italia la terra ha franato in Sicilia  a Scaletta Zanclea, Giampilieri e Caronia, in Calabria colpendo la località di Maierato in maniera devastante ma con crolli e smottamenti in più di 200 aree della regione. Ma non solo.
Dall’alluvione del Serchio in provincia di Pisa alle frane di Ischia, Atrani e poi anche di Montaguto, in Campania, il rischio idrogeologico, rilevano gli scienziati, incombe in maniera pressante su quasi tutto il nostro Paese.

“Il problema è che in Italia si subisce passivamente il fenomeno e non si attuano interventi di tipo emergenziale in grado di prevenire e mettere in sicurezza in territorio, tutto ciò perché la percezione del rischio in Italia non è mai esistita.

E quindi ogni volta che qualcosa succede sembra che per la prima volta ci sia un problema. Solo quando la tragedia è a casa mia mi accorgo della sua esistenza. E questo ritardo culturale è frutto di una politica dissennata che vede nell’ambiente un fatto marginale invece nella ricostruzione edilizia un fatto importante”.

Questo è quanto sostiene Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che ha rilasciato un’intervista ad Affaritaliani, i cui punti salienti possono essere così riassunti:

Sarno, Giampilieri, Massa Carrara, quante altre tragedie dovremmo ancora aspettarci in Italia?

“Putroppo dobbiamo aspettarcene ancora molte, sia dovute al cambiamento di clima che di fatto c’è stato, e soprattutto per via dell’uso sproporzionato del suolo e dell’assenza di una politica di prevenzione che porta sempre di più ad avere i centri abitati esposti al rischio…”

Questo vuol dire che tutto il Paese è a rischio? Insomma siamo tutti in pericolo?
“Esattamente. C’è una grandissima fetta del territorio a rischio. Moltissimi comuni hanno una o più aree a rischio. Il pericolo è alto. Basta considerare che dopo Sarno vennero attuati i piani di assetto idrogeologico in tutta Italia. Ma si trattava solo di una norma di pianificazione, un regime vincolistico messo sui piani regolatori. Da quel momento in poi state fatte solo leggi sull’onda dell’emozione ma mai una legge organica di governo del territorio. Questo vuol dire che nella prossima tragedia saremo costretti a contare anche i danni, e speriamo solo quelli…”

Ma quali sono le aree più a rischio del territorio?
“Dalla Valle d’Aosta con il 100% dei comuni a rischio, fino alla Sicilia, tutta l’Italia è in pericolo. Nell’elenco ci sono anche Calabria e Marche, poi Lombardia e Toscana. Ma ad esempio la Sicilia che ha un urbanizzazione più selvaggia e con fenomeni di abusivismo più dilaganti è più esposta. Una cosa è certa: tutto il Paese è in pericolo”.

Ma quali sono le cause che conducono alle tragedie?
“Sicuramente l’abusivismo è una di queste. In Italia è già difficile costruire in sicurezza visto i piani regolatori obsoleti esistenti sul territorio. Figuriamoci quando si costruisce senza alcun tipo di paletto e di riferimento normativo…”
Ma oggi, se non si troveranno alternative per gli interventi, un’altra Sarno è possibile?
“Adesso come adesso purtroppo si”.

Giusy Cerminara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.