Rosarno, Maria Concetta Cacciolo suicida: parla la madre

Ieri la notizia del suicidio di Maria Concetta Cacciolo ha zittito tutti lasciando dietro quel gesto disperato parole non dette e molto altro.

Ricordiamo chi era Maria Concetta: una donna di 31 anni che ha avuto la forza di ribellarsi alla ‘ndrangheta diventando collaboratrice di giustizia, presentandosi dinanzi ai magistrati per riferire tutto ciò di cui era a conoscenza. Figlia di Miche Cacciola, il cognato del boss Gregorio Bellocco, ovvero un pezzo grosso della ‘ndrangheta di Rosarno. Moglie di Salvatore Figliuzzi, in carcere per scontare una pena di 8 anni per associazione mafiosa. Ma soprattutto madre di tre figli, le creature per le quali aveva forse trovato la forza di dire basta con la speranza che avrebbero potuto avere un futuro migliore.

Cosa è accaduto a Maria Concetta: dopo avere reso le sue dichiarazioni ai magistrati del Dda è stata messa sotto protezione. I testimoni di giustizia non smettono mai di fuggire e di nascondersi, questo era il suo futuro, di certo migliore del silenzio. E’ rimasta fino al 10 agosto in un luogo segreto poi è tornata a Rosarno, a casa sua per abbracciare i figli rimasti con i suoi genitori. Poi si è chiusa in bagno, ha ingerito l’acido muriatico ponendo fine alla sua vita tra atroci sofferenze, forse meno dolorose di ciò che nascondeva dentro.

La madre di Maria Concetta, Anna Rosalba Lazzaro, ha scritto alla Gazzetta del Sud per chiarire alcuni punti: “Non so se mia figlia è mai stata un’autentica collaboratrice di giustizia ovvero se sia stata indotta per disegni altrui a tale ruolo ma per rispetto degli organi inquirenti e della magistratura non svelerò oggi tutto ciò che è a mia conoscenza”. Ha poi aggiunto: “Mia figlia quando è ritornata a casa lo ha fatto in maniera definitiva e non solo per riabbracciare momentaneamente i suoi figli”. Ha voluto chiarire che il legame con il boss Gregorio Bellocco è sempre stato solo di parentela e che le vicende giudiziarie legate al padre risalgono a più di 20 anni fa.

Spetta adesso all’autorità giudiziaria chiarire quanto accaduto alla giovane donna, ma resta in ogni caso la sconfitta, l’ennesimo suicidio di un testimone di giustizia, di una donna, di una madre.

 

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