Lega Nord: contanti in nero e bilanci falsi

Inchiesta Lega Nord: contanti in nero e bilanci falsi, lo sostiene la stessa segretaria amministrativa del partito.

Parliamo dell’inchiesta che vede coinvolta la Lega Nord e quindi il suo leader, Umberto Bossi. Secondo le ultime notizie, che arrivano proprio dalla segretaria del partito, Nadia Dagrada, ci sarebbero dei contanti in nero presi da Bossi e consegnati al partito. Si tratterebbe di venti milioni di lire, presi in nero. Nadia Degrada, la segretaria amministrativa, con le sue telefonate notturne con il tesoriere Francesco Belsito ha svelato come veniva gestita la cassa del partito. Quattro giorni fa, davanti ai pubblici ministeri di Napoli e Milano, ha confermato come i rimborsi elettorali fossero diventati la cassa privata del leader e della sua famiglia allargata alla vicepresidente Rosy Mauro e al suo amante poliziotto. È stata lei ad elencare a quanto ammontano gli esborsi per le spese mediche e legali, le auto di piccola e grossa cilindrata, le vacanze, ma anche i diplomi e le lauree ottenuti sborsando centinaia di migliaia di euro.Erano le 10:30 di martedi scorso quando la Degrada ha iniziato l’interrogatorio, durato tredici ore. Alla segretaria amministrativa della Lega sono state fatte ascoltare le conversazioni intercettate e sono stati chiesti chiarimenti. Lei ha risposto così: «Mi si chiede se siano entrati nelle casse della Lega Nord soldi in contante “in nero”. Sì, mi ricordo che alcuni anni fa l’ex amministratore della Lega Balocchi, portò in cassa venti milioni di lire in contanti dopo essersi recato nell’ufficio di Bossi. Anni fa sapevo che c’era il “nero” che finanziava il partito, ma io ho assistito solo a questo episodio». Parlando poi di una telefonata con Belsito ha spiegato: «Castelli stava insistendo, anche con me, per vedere i conti del partito e quindi io consiglio a Belsito di riferire al “capo” Umberto Bossi, vista la consistenza delle spese sostenute per la famiglia Bossi, di non permettere a Castelli di fare questi controlli e che quindi per poter continuare a pagare le spese della famiglia. Bisognava fare ricorso al “nero”, cioè a incassarli senza registrazione contabile alcuna, così come ha fatto in passato Balocchi quando è andato nell’ufficio di Bossi ed è uscito subito dopo con delle mazzette di soldi per 20 milioni di lire. Balocchi venne da me mi consegnò i 20 milioni di lire dicendomi di non registrarli e di metterli in cassaforte che poi ci avrebbe pensato lui».

 

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