La confessione choc dell’assassino di Maria Lusia, ha preso i soldi per fare la spesa

Avevamo scritto e detto che l’assassino di Maria Luisa doveva per forza essere una persona che la conosceva perchè una persona qualunque, senza nessun legame con lei non può uccidere in quel modo a meno che non sia sotto effetto di droghe. Ma non avevamo fatto i conti con la disperazione un movente che ormai sempre più spesso porta anche la gente comune a inventarsi killer professionista. La disperazione che sia chiaro, non giustifica un assassino ma diventa un movente. L’assassino di Maria Luisa Fassi ha confessato: è Pasqualino Folletto, classe 1969, nato a Torino e residente ad Asti, si tiene la testa fra le mani e piange disperato. «Non volevo ucciderla».  Come raccontano i giornalisti de La Stampa che in prima linea hanno seguito il caso tutto è iniziato ieri pomeriggio. Alle 16 di ieri, dopo tre ore di inutili bugie, il custode-magazziniere della ditta Pregno autotrasporti, sposato con Silvana, padre di tre figli, due gemelli nati nel 2008 e di una bimba di 11 anni, sofferente di una rara malattia genetica, lui incensurato, magrolino, stempiato, i capelli raccolti in un codino, pallido come un morto, è crollato. E dalla famiglia di Maria Lusia alle forze dell’ordine è arrivato un grazie. La fine di un incubo che non potrà mai riportare Maria Luisa in vita ma adesso c’è un perchè, dopo tante ipotesi, dopo tanto dire. Maria Lusia non aveva nessun segreto, ha solo avuto la colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

800 euro, questo il valore della vita di Maria Luisa. 800 euro che sono serviti per fare la spesa, per portare qualcosa da mangiare ai suoi figli e per comprare le medicine. Purtroppo però queste parole non riescono a cancellare la ferocia del suo gesto, più di 40 coltellate a una donna che non aveva fatto niente, indifesa, sola. “Il coltello l’ho gettato via dal finestrino dell’auto, in una zona non distante dalla mia ditta, leggevo che non c’erano telecamere, che non sapevano chi era l’assassino, ho fatto quello che potevo” è un racconto pieno di particolari quello dell’uomo che racconta per filo e per segno come ha ucciso Maria Luisa, perchè lo ha fatto e cosa è successo dopo. Adesso per lui il carcere.

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