L’incidente ferroviario in Puglia: il capostazione di Andria distrutto dal dolore

Bisogna trovare un responsabile, si sente dire in tutti i salotti televisivi, nelle interviste dei parenti e degli amici delle vittime. E’ vero, ci deve essere qualcuno che ha sbagliato in questa triste storia. L’incidente ferroviario in Puglia andrà ricordato anche per il finale: per la giustizia che le famiglie delle vittime dovranno avere. Ma possiamo pensare che in questa dolorosa storia la colpa sia solo di chi quel giorno ha alzato per sbaglio una paletta? Davvero difficile a dirsi. Ma prima ancora che la giustizia faccia il suo corso, il capo stazione di Andria sta già pagando una condanna che lui stesso si è dato. Distrutto dal dolore sa bene che, se non avesse dato il via a quel treno, oggi non ci sarebbero 23 morti. La sua vita è stata distrutta come quella di chi non c’è più ma soprattutto come quella di chi resta.

Sono stato io ad alzare quella paletta. Ho dato il via. Adesso mi buttano tutti la croce addosso, ma non è stata solo colpa mia“. Queste le poche parole che arrivano da Vito Piccarreta, capostazione di Andria, ora indagato per lo scontro tra i due treni in Puglia che ha causato 23 morti. Chi lo conosce lo descrive come sconvolto: “Non mangia, non dorme, continua a pensare a quell’istante che ha cambiato per sempre la sua vita”, racconta un’amica.

E come potrebbe non cambiare la sua vita: sa che se avesse aspettato, se non avesse alzato quella paletta oggi non saremmo qui a parlare di lui. Non ci sarebbero stati 23 morti. Ma è anche giusto ricordare che la colpa non è solo sua. Non dimentichiamoci che l’intero sistema, dal binario unico, alla mancata sicurezza su quel tratto, fanno venire i brividi.

La moglie del capo stazione ha speso poco parole su questa storia: “Siamo anche noi delle vittime, anche noi stiamo soffrendo come le famiglie di chi ha perso una persona cara”. 

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