L’Ilva di Taranto chiude: cosa succede adesso? Possibili scenari

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l’Ilva di Taranto chiude: cosa succede adesso? Quali sono i possibili scenari di questa situazione? Sicuramente si parla di una perdita economica importante per l’Italia. I dati mostrano che l’Ilva di Taranto dà lavoro a ben 10.700 dipendenti in tutta l’Italia, 8.200 dei quali sono a Taranto. Lavorando in maniera sostenuta, la produzione di acciaio può raggiungere le 12 milioni di tonnellate. Insomma, chiuderla comporta non poche conseguenze, sia dal punto di vista economico che occupazionale. Dove andranno a finire tutti questi lavoratori? La domanda se la fa tutta l’Italia ma soprattutto chi lavora proprio per l’Ilva di Taranto.

L’Ilva di Taranto rappresenta l’1% del Pil italiano

Le conseguenze della chiusura dell’Ilva di Taranto sono intuibili considerando che l’impianto costituisce l’1% del Pil italiano. Infatti sono state previste 6 milioni di tonnellate l’anno fino al 2023 solo a Taranto, alle quali vanno aggiunte altre due tonnellate a Novi Ligure e Genova. Il Governo e l’azienda ArcelorMittal avevano concordato un piano che prevedeva 19 miliardi nel periodo compreso tra il 2019 e il 2023. L’accordo era stato siglato un anno fa. Prevedeva un investimento di 2,4 miliardi, gran parte dei quali destinati all’ambiente.

I risultati di questo accordo si sono visti fin da subito. Infatti è stato inaugurato un centro di ricerca e sviluppo, sono stati coperti i parchi minerari, gli impianti sono stati arricchiti da importanti filtri anti-inquinamento. Tutto andava nella direzione della sicurezza sul lavoro, del rispetto per l’ambiente e le persone che ci lavorano e ci vivono. Ma il mercato dell’acciaio sta subendo una crisi a causa della forte concorrenza. Dunque, da 6 milioni di tonnellate l’anno previste, la ArcelorMittal ha dovuto rivedere le stime a 4.7 tonnellate entro il 2019.

Sta di fatto comunque che l’Ilva di Taranto è al momento il primo polo siderurgico in Europa e anche il migliore. Sta di fatto che la ArcelorMittal ha deciso di rescindere il contratto per un clima teso generale che si è venuto a creare e per le nuove norme sull’immunità penale, oltre che a problemi relativi all’altoforno 2. Ora l’Ilva torna nelle mani dei commissari e dello Stato.

Bisognerà ora capire se la decisione della ArcelorMittal sarà definitiva o meno. In tal caso l’Ilva di Taranto rischia la chiusura con una perdita economica molto elevata per l’Italia. Inoltre andrebbero in fumo quasi 11mila posti di lavoro mettendo in crisi moltissime famiglie. Il premier Giuseppe Conte intanto fa sapere di voler cercare di trovare un punto d’incontro al fine di far tornare la situazione alla normalità evitando le spiacevoli e drammatiche conseguenze della chiusura dell’Ilva.

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