Il piccolo Eitan vegliato dagli zii: “Facciamo il tifo per lui”

Il piccolo Eitan è il simbolo del dramma, della strage della funivia. Il solo che è sopravvissuto in una giornata maledetta. Abbiamo tutti pregato in queste ultime ore affinchè si salvasse. Ma il futuro per il bambino, sarà complicato, almeno in un primo momento quando gli adulti, chi resta in questa triste storia, dovrà spiegare a Eitan perchè il suo papà, la sua mamma e il suo fratellino non ci sono più. Papà Amit Biran pare lo abbia stretto in un ultimo abbraccio, quello che potrebbe avergli salvato la vita. Ma lo studente di medicina e la sua giovanissima moglie non ce l’hanno fatta. Insieme a loro sono morti anche i nonni e il piccolo Tom che di anni ne aveva 2. Ora a prendersi cura di Eitan e a pensare a quello che dovrà dire quando starà meglio c’è la zia del bambino, la sorella di suo papà.

Aya, sorella di papà Amit Biran, da 17 anni vive alle porte della cittadina con il marito Nirko e lavora in Italia come medico Sert del carcere pavese. La donna aspetta di poter entrare nella cameretta del bambino, quando starà meglio. E’ ancora in terapia intensiva e i protocolli ospedalieri sono molto rigidi. Ma i medici sono fiduciosi.

Nella sua intervista per Il Corriere della sera, la zia del bambini ha spiegato: “Cosa succederà adesso? Non lo so, è ancora troppo presto. Ma di sicuro oggi ho capito che la vita è troppo breve per bruciarla così. Voglio cambiare, ma non so ancora come. Ho perso mio fratello Amit, mia cognata Tal e Tom, un bambino dolcissimo che aveva solo due anni“.

Come sta il piccolo Eitan

La donna spiega anche come sta adesso il piccolo: “Con un trauma cranico è tutto più complicato e i colleghi non sanno ancora come evolverà, ma è normale che sia così. Ce lo hanno fatto vedere, ma solo da lontano. Siamo stati in un albergo qui vicino, solo per poggiare la testa un attimo, ma adesso rimaniamo qui, vicino a Eitan. E facciamo il tifo per lui.”.

Un dolore troppo grande ma ci sono ancora molte cose da fare, ha spiegato la dottoressa Biran. “Io e mio marito dovremo gestire tutte le comunicazioni e la burocrazia perché siamo gli unici che parlano italiano. Non sarà facile e sono molto preoccupata per i miei genitori, che hanno accusato il colpo e sono distrutti dal dolore. È una tragedia enorme“.

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