Omicidio Ciro Palmieri parlano i familiari di Monica: segregata in casa, poteva telefonare solo di nascosto

Parlano i familiari di Monica, la donna che ha ucciso suo marito, Ciro Palmieri. Era segregata in casa da 7 anni, non poteva neppure usare il telefono
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E’ una storia di violenza e di disperazione quella che certamente, tutti i componenti della famiglia Palmieri hanno vissuto. Una storia che ci fa riflettere come questa società non sia mai pronta a dare aiuto a chi ne ha bisogno. Alle donne, ai figli, ma anche agli uomini che non sanno gestire le relazioni. Oggi Ciro Palmieri non c’è più, è stato ucciso, poi ha fatto una brutta fine. Questo è certo. Ma sembra essere altrettanto certa la situazione di totale disagio in cui la famiglia dell’uomo viveva. Una sorta di prigionia per tutti ma in particolare per Monica Milite che ha impugnato il coltello e ha ucciso suo marito dopo l’ennesima lite, dopo le botte. Dopo di lei anche i figli hanno colpito più volte l’uomo che, per sorvegliare quanto faceva sua moglie, aveva disposto in casa sei telecamere, le stesse che hanno ripreso il suo atroce omicidio. Nulla giustifica quello che è accaduto ma l’esasperazione di una donna che non poteva neppure uscire di casa, come raccontano oggi i suoi familiari, anni di violenze e soprusi, hanno fatto perdere la lucidità. Mai si dovrebbe arrivare a un omicidio, bisognerebbe chiedere aiuto, bisognerebbe avere qualcuno a cui chiedere aiuto. Questa però è una storia diversa, finita nel peggiore dei modi.

I familiari di Monica raccontano gli anni di violenze subite

Mi chiamava di nascosto – dice la madre di Monica Milite in una intervista per una tv locale, Lira Tv – o quando il marito dormiva o andava nel ripostiglio per non farsi sentire. Quando bisticciavano lui prendeva il telefono e lo faceva in mille pezzi. Monica non doveva proprio usare il telefono, né lei né i figli”. Racconta che una volta, in preda a una crisi di rabbia, l’uomo ha anche distrutto i letti a castello dove dormivano due dei figli.

Non giustifico Monica oppure i miei nipoti – dice – ma sono arrivati a tanto perché venivano da anni e anni di violenze. Lo sapevamo noi della famiglia e lo sapevano gli amici“. Liti frequente, spiega, che spesso finivano in aggressioni. “Hanno sopportato fino a che hanno potuto e poi sono esplosi. Non li giustifico, quello che è successo non doveva accadere, non mi stancherò mai di dirlo”. I familiari di Monica precisano anche che la donna, avrebbe voluto andare via ma suo marito Ciro era stato chiaro: l’avrebbe trovata e l’avrebbe uccisa, questo glielo aveva detto più volte.

Questa storia dovrebbe farci riflettere e farci capire quanto poco si faccia per una persona o per una famiglia vittima di violenze. Se una donna e i suoi figli arrivano a preferire il carcere alla vita, finendo per uccidere, qualcosa nella nostra società, non funziona nel modo giusto.

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