Il giallo di Pietracatella e l’audio del Tg1 sulle analisi di Gianni di Vita: è entrato in contatto con la ricina?
In un audio del Tg1 ancora indiscrezioni sul caso di Pietracatella: anche Gianni di Vita è entrato in contatto con la ricina e come è successo?
Un audio inedito, registrato sul campo dall’inviato del Tg1, rischia di cambiare radicalmente la lettura di quanto accaduto a Pietracatella. Nel corso dell’edizione del 18 aprile 2026, il telegiornale ha trasmesso un estratto raccolto lo scorso 28 dicembre, nel pieno del primo sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita. Il cronista, trovandosi “nel posto giusto al momento giusto”, riuscì a captare — senza che la protagonista ne fosse consapevole — le parole di una dottoressa dell’ospedale di Campobasso mentre aggiornava gli agenti.
Nell’audio di sentono appunto gli agenti parlare al telefono con il medico e si sente la voce della dottoressa: «Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata». Un dettaglio che all’epoca sembrò secondario, ma che oggi assume un peso decisivo.
>>> Le parole dell’avvocato di Gianni di Vita in tv
L’audio del Tg1 e il giallo della famiglia di Vita a Pietracatella
Tradotto dal linguaggio medico, quel quadro clinico suggerisce che anche Gianni Di Vita non stesse bene nei giorni successivi alla tragedia. L’aumento della bilirubina indiretta è infatti compatibile con un processo di emolisi, ovvero la distruzione anomala dei globuli rossi. Un effetto che gli inquirenti ritengono coerente con una possibile esposizione alla ricina, il veleno che — secondo le ipotesi investigative — avrebbe provocato la morte della moglie Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara, dopo la cena del 23 dicembre consumata in casa.
Il punto cruciale è proprio questo: se anche Gianni di Vita presentava segnali compatibili con un’intossicazione, potrebbe aver ingerito o semplicemente toccato la sostanza. Un elemento che complica l’inchiesta, ancora senza indagati, e che oscilla tra l’ipotesi di un duplice omicidio premeditato e scenari più ambigui ancora da chiarire. Secondo l’avvocato che assiste Gianni di Vita, al momento persona lesa in questa vicenda, tutto potrebbe esser accaduto in modo accidentale. E dunque bisognerebbe anche capire come la ricina è entrata nelle case e nelle vite di questa famiglia oggi distrutta.
Il servizio del Tg1, costruito a partire da quel materiale “grezzo” rimasto finora inedito, apre dunque nuovi interrogativi. Secondo indiscrezioni, i test del Centro antiveleni di Pavia avrebbero confermato la presenza di ricina nel sangue di Antonella e Sara, ma non in quello di Gianni Di Vita. Eppure l’uomo ha sempre sostenuto di essersi sentito male negli stessi giorni, circostanza ribadita anche dal suo legale, l’avvocato Vittorio Facciolla, che parla di “evidenze” cliniche. L’uomo infatti in ospedale avrebbe vomitato, si sarebbe sentito male più volte il che dimostrerebbe, che anche lui sarebbe stato vittima di una intossicazione.
Le parole della dottoressa, ora rese pubbliche, sembrano in parte avvalorare questa versione, suggerendo un possibile contatto con la sostanza tossica. Intanto le indagini proseguono: la Squadra Mobile continua ad ascoltare persone vicine alla famiglia e, secondo fonti investigative, una svolta potrebbe essere ormai imminente. Come sono morte Antonella e Sara di Vita e che cosa è successo a Gianni di Vita? C’è qualcuno che voleva fare del male a tutta la famiglia?