L’Italia dice addio a Don Mazzi: gli ultimi giorni passati nella sua comunità
L'Italia dice addio a Don Mazzi, il prete degli ultimi. Ecco quando e dove si terranno i funerali
L’Italia dice addio a don Antonio Mazzi, storico fondatore della comunità Exodus e figura simbolo dell’impegno sociale accanto ai giovani più fragili. Il sacerdote si è spento il 31 luglio all’età di 96 anni, lasciando un’eredità fatta di accoglienza, solidarietà e speranza. Per oltre quarant’anni è stato un punto di riferimento per migliaia di ragazzi segnati dalla tossicodipendenza, dall’emarginazione e da situazioni di grave disagio, trasformando la sua missione in un modello conosciuto in tutta Italia.
Gli ultimi giorni di don Mazzi
Negli ultimi tempi le condizioni di salute di don Antonio Mazzi erano progressivamente peggiorate a causa dell’età avanzata. Pur continuando a seguire con affetto la “sua” Exodus, il sacerdote aveva ormai ridotto al minimo gli impegni pubblici, mantenendo però vivo il rapporto con collaboratori e ragazzi della comunità. Fino all’ultimo è rimasto un punto di riferimento morale per chi lo circondava, affrontando con discrezione il declino fisico che lo ha accompagnato negli ultimi mesi di vita. La notizia della sua scomparsa ha suscitato un’ondata di cordoglio da parte delle istituzioni, del mondo ecclesiale e di quanti lo hanno conosciuto durante il suo lungo cammino al servizio degli ultimi.
Nelle ultime settimane le condizioni di salute di don Antonio Mazzi erano diventate sempre più fragili. Dopo alcuni ricoveri in ospedale e continui momenti di miglioramento seguiti da nuove ricadute, il sacerdote aveva espresso un desiderio semplice ma profondo: non essere lasciato solo. Quel desiderio è stato rispettato fino alla fine. I ragazzi della comunità Exodus e le collaboratrici che da anni gli erano accanto, considerati da lui una vera famiglia, sono rimasti costantemente al suo fianco nella Cascina, il luogo che per tutti rappresentava casa.
La sera precedente alla sua scomparsa , Don Mazzi, aveva trascorso qualche ora insieme ai suoi ragazzi guardando la televisione. Nonostante la stanchezza, si era informato sull’andamento di alcuni progetti a cui continuava a tenere profondamente. Nella mattinata successiva, però, le sue condizioni si sono aggravate improvvisamente e, fin dai primi momenti della nuova crisi, è apparso chiaro che questa volta non ci sarebbe stato alcun miglioramento.
Di fronte al rapido peggioramento del quadro clinico, i medici hanno consigliato di procedere con la sedazione palliativa. In quei momenti così delicati, la sua famiglia allargata – composta dai ragazzi di Exodus e dai collaboratori che lo hanno accompagnato per tanti anni – gli è rimasta accanto, stringendosi attorno a lui fino al suo ultimo respiro.
>> Il dolore di Mara Venier per la morte di Don Mazzi
Don Mazzi: la storia del “prete di strada” che ha cambiato migliaia di vite
Nato a Verona nel 1929, don Mazzi scelse fin da giovane di vivere il sacerdozio lontano dagli schemi tradizionali, mettendosi al fianco delle persone più emarginate. Nel 1984 fondò la comunità Exodus, convinto che i giovani in difficoltà avessero bisogno prima di tutto di fiducia, responsabilità e relazioni autentiche. Da quella intuizione nacque una realtà che negli anni ha accolto migliaia di ragazzi, offrendo percorsi di recupero e reinserimento sociale. Don Mazzi era conosciuto anche per il suo carattere diretto e anticonformista: non esitava a criticare le istituzioni quando riteneva che non facessero abbastanza per i più deboli, guadagnandosi la fama di “prete di strada” e diventando uno dei volti più noti del cattolicesimo sociale italiano.
Don Mazzi: quando si terranno i funerali
L’ultimo saluto a don Antonio Mazzi sarà celebrato lunedì 3 agosto alle ore 15 nella Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano. Prima delle esequie, la camera ardente sarà allestita presso la Cascina Molino Torrette, storica sede della comunità Exodus nel Parco Lambro, il luogo dove il sacerdote ha vissuto e costruito gran parte della sua opera educativa. Il Comune di Milano ha inoltre proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali, un riconoscimento che testimonia il profondo impatto umano e sociale lasciato da un uomo che ha dedicato tutta la sua esistenza a restituire speranza a chi l’aveva perduta.