Maturità 2026 proposta C1 prima prova: Funziona a meraviglia di Wenke Husmann

La proposta C1 della maturità 2026 è un brano del giornalista Wenke Husmann tratto dall'articolo Funziona a meraviglia

maturità 2026 funziona a meraviglia

Nella Tipologia C1 della prima prova della Maturità 2026, il Ministero dell’Istruzione ha proposto agli studenti una riflessione critica a partire da un brano della giornalista tedesca Wenke Husmann, tratto dall’articolo Funziona a meraviglia, pubblicato sulla rivista Internazionale il 23 gennaio 2026. Al centro del testo c’è un tema tanto semplice quanto profondo: la capacità di provare meraviglia di fronte ai fenomeni della natura e il rischio che questa attitudine si perda con il passare degli anni.

Attraverso il racconto di un’esperienza personale vissuta insieme alla figlia durante l’osservazione dell’aurora boreale, l’autrice invita a interrogarsi sul rapporto tra conoscenza scientifica e stupore, chiedendosi se gli adulti siano ancora in grado di guardare il mondo con gli occhi curiosi dei bambini. Una traccia particolarmente attuale, che spinge i maturandi a riflettere sul valore della curiosità, della scoperta e della capacità di emozionarsi in una società sempre più veloce e dominata dalle spiegazioni razionali.

Abbiamo provato a risolvere questa traccia della prima prova della maturità 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

>>> Maturità 2026 la proposta C2 con il brano di Mario Calabresi

Maturità 2026 proposta C1, Titolo: La meraviglia non ha età: riscoprire lo stupore in un mondo che spiega tutto

Introduzione

Nel brano tratto da Funziona a meraviglia, la giornalista e scrittrice Wenke Husmann riflette sul rapporto tra conoscenza e meraviglia. Osservando la figlia incantata davanti all’aurora boreale, l’autrice si interroga su una sensazione che sembra appartenere soprattutto all’infanzia: la capacità di stupirsi davanti ai fenomeni della natura. In una società in cui la scienza è in grado di spiegare gran parte di ciò che ci circonda, ci si chiede se esista ancora spazio per l’incanto e se gli adulti possano continuare a guardare il mondo con occhi meravigliati.

La meraviglia come forma di conoscenza

Condivido le considerazioni dell’autrice. La meraviglia rappresenta una delle esperienze più profonde dell’essere umano e non è in contrasto con la conoscenza scientifica. Al contrario, spesso è proprio lo stupore a spingerci a porci domande e a cercare risposte. Fin dall’antichità, filosofi come Aristotele sostenevano che la filosofia nascesse dalla meraviglia: l’uomo osserva ciò che lo circonda, si sorprende e cerca di comprenderlo.

La scienza stessa è nata da questo atteggiamento. Gli astronomi che studiano le galassie, i biologi che analizzano gli ecosistemi o i fisici che cercano di comprendere l’universo non hanno smesso di meravigliarsi; semplicemente hanno trasformato lo stupore in ricerca. Sapere come si forma un’aurora boreale non la rende meno affascinante. Anzi, comprendere la complessità dei fenomeni naturali può aumentare l’ammirazione nei loro confronti.

L’incanto dell’infanzia e il disincanto degli adulti

È vero però che durante la crescita qualcosa cambia. I bambini osservano il mondo senza filtri, vivono ogni esperienza come una scoperta e riescono a trovare straordinario ciò che agli adulti appare ordinario. Con il passare degli anni, gli impegni quotidiani, il lavoro e le preoccupazioni rischiano di ridurre questa capacità.

Viviamo inoltre in un’epoca caratterizzata dalla velocità e dall’eccesso di informazioni. Siamo continuamente esposti a immagini, video e notizie che scorrono sugli schermi dei nostri dispositivi. Questa sovrabbondanza può renderci meno attenti ai piccoli dettagli della realtà e meno predisposti allo stupore. È più facile osservare un tramonto attraverso la fotocamera di uno smartphone che fermarsi ad ammirarlo davvero.

Una meraviglia adulta è possibile

Non credo però che gli adulti siano destinati al disincanto. Esiste una forma di meraviglia più matura, diversa da quella infantile ma altrettanto preziosa. Un adulto può stupirsi di fronte alla nascita di un figlio, alla bellezza di un paesaggio, a un’opera d’arte o a una scoperta scientifica. Può emozionarsi leggendo un libro, ascoltando musica o osservando il cielo stellato.

La differenza è che la meraviglia adulta nasce spesso dalla consapevolezza. Se il bambino si stupisce perché tutto è nuovo, l’adulto può stupirsi perché comprende quanto sia straordinario ciò che spesso dà per scontato. In questo senso, conoscenza e incanto non si escludono, ma possono convivere.

La riflessione di Wenke Husmann invita a non perdere una qualità fondamentale dell’essere umano: la capacità di guardare il mondo con curiosità e stupore. Anche in un’epoca in cui molte risposte sembrano a portata di clic, la meraviglia continua ad avere un valore essenziale perché alimenta la conoscenza, la creatività e la sensibilità. Non si tratta di tornare bambini, ma di conservare, anche da adulti, la capacità di lasciarsi sorprendere dalla complessità e dalla bellezza della realtà che ci circonda.

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