Nel giallo di Pietracatella spuntano anche le flebo fatte in casa da Antonella e Sara

Nel giallo di Pietracatella adesso si parla anche delle flebo che Antonella e Sara hanno fatto in casa

giallo di pietracatella

Gli inquirenti continuano ad ascoltare i parenti di Gianni di Vita e Antonella tra Campobasso e Pietracatella. I familiari sono tutti schierati dalla stessa parte: si è trattato di un incidente. Nessuno vuole credere che la ragazzina e sua madre siano davvero state uccise da qualcuno che ha premeditato tutto. Confidano nelle indagini e sperano che presto questa storia finirà ma intanto, da Pietracatella, arrivano altre indiscrezioni che non erano mai state raccontate prima dai giornalisti, mentre chi indaga, conosce tutto da tempo.

Pare che nei giorni successivi al primo ricovero, Sara e Antonella, fortemente debilitate, abbiano fatto delle flebo. Tutto confermato. Un amico di famiglia, sarebbe infatti andato a casa delle due donne a Pietracatella, per fare a entrambe delle flebo, visto che era stato detto loro, che erano fortemente disidratate. E’ possibile che ci sia stata della ricina in quelle flebo, che si sia trattato di un incidente o che qualcuno abbia usato proprio le flebo per continuare ad avvelenare Sara e Antonella?

>>> A Pietracatella Sara e Antonella avvelenate in più occasioni?

Il giallo di Pietracatella: adesso spuntano anche le flebo

Si legge oggi sul Corriere della sera: “Sebbene non sia considerato un dettaglio decisivo, gli investigatori confermano le infusioni endovenose. L’uomo, tra l’altro, fu ascoltato dagli agenti nei giorni successivi ai decessi. Quanto alle flebo, magari potrebbero essere nell’abitazione dei Di Vita ( a Pietracatella) sotto sequestro e che sarà presto oggetto di un sopralluogo. Sulla possibilità di ritrovarle, gli investigatori sono però pessimisti. Forse furono buttate via. Ma siamo nel campo delle supposizioni e le certezze arriveranno solo quando i detective della Scientifica entreranno in quella palazzina a tre piani in via del Risorgimento al cui ingresso vi sono i sigilli della Procura.”

Cercano di capirci di più anche i legali dei medici indagati in questa vicenda, che stanno lavorando per dimostrare che i dottori di Campobasso intervenuti in più fasi, poco avrebbero potuto fare per salvare le due donne. Impossibile anche solo immaginare che c’era in corso un avvelenamento da ricina.

Si legge su Open: “Gli investigatori lavorano sulla pista dell’omicidio da prima dell’alert del Centro Antiveleni di Pavia sulla ricina. Chi l’ha maneggiata per esempio sapeva che è volatile e sparisce in poco tempo. Un altro punto viene da Terminiello, avvocato di uno dei 5 medici sotto inchiesta. La sua ipotesi è di un avvelenamento in due fasi. La prima è la stessa a cui pensano gli investigatori: la cena del 23 dicembre. La sostanza letale sarebbe stata ingerita dopo essere finita, chissà come (non è esclusa nemmeno l’ipotesi accidentale), negli alimenti mangiati la sera del 23 dicembre a Pietracatella, quando a tavola c’erano Gianni, Antonella e Sara ma non la primogenita Alice. La successiva intossicazione potrebbe essere avvenuta in casa.

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