Gheddafi lascerà la Libia ma continua a minacciare

Muammar Gheddafi sarebbe pronto a lasciare la Libia. A confermare quest’ipotesi, l’ex ambasciatore libico all’Onu, Abdurrahman M. Shalgam che ha anche sottolineato che il rais sarebbe pronto ad abbandonare il paese entro due o tre settimane e che starebbe cercando soldi per poterlo fare.

Come tutte le dichiarazioni riguardanti il rais, però, la certezza delle sue azioni non è mai conforme alle continue parole che Gheddafi elargisce a collaboratori e alla popolazione.

Infatti, in un comunicato radio di un paio di sere fa, il colonnello ha continuato a minacciare gli stati che membri della Nato che lo stanno attaccando. Anche se si sente con le spalle al muro, ha poi aggiunto molto realisticamente, ha promesso che la battaglia contro i crociati occidentali non si fermerà nemmeno dopo la sua morte.

Gheddafi continua a incitare i suoi sostenitori perché non si arrendano e combattano contro gli attacchi, soffermandosi anche contro i raid Nato che hanno colpito obiettivi civili, uccidendo cittadini inermi, tra cui bambini. Non ha intenzione di fare nemmeno accordi, ormai, per Gheddafi la lotta durerà fino alla totale sconfitta dei nemici.

Parole sempre più infuocate quelle del rais che non ha alcuna intenzione di mostrare la sua sconfitta e nemmeno quella del suo paese, mentre, invece, una parte della Libia cerca ancora di liberarsi dal dominio del colonnello.

Intanto fa discutere e non poco la proposta del Ministro degli Esteri Franco Frattini, che aveva richiesto alla Nato un cessate il fuoco per permettere un ponte aereo umanitario e andare incontro alle esigenze della popolazione.

L’alleanza della Nato che si sta occupando della missione Libia, non ha alcuna intenzione di fermare i raid, anzi, al contrario, sta cercando di intensificarli. Un cessate  il fuoco darebbe la possibilità a Gheddafi di riarmarsi, precisa il generale canadese Charles Bouchard, capo della missione in Libia.

Dalla Farnesina, intanto, fanno sapere che la proposta del Ministro italiano non è un voler abbandonare la missione, quanto una richiesta che avviene dopo un incontro con alcune delle più importanti organizzazioni internazionali, che vorrebbero aiutare la popolazione stremata della Libia, situata a Misurata o in posti isolati, come le montagne, sulle quali si sono rifugiati in tanti.

Teresa Corrado

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