Francesco Totti confida la sua paura più grande (Foto)

Una lunga intervista di Francesco Totti rilasciata a Vanity Fair pochi giorni prima della morte del padre; non aveva detto che il suo Sceriffo stava male, era Totti e basta in quella intervista (foto). Ha raccontato molto di lui ricordando come è nata la storia d’amore con Ilary Blasi, l’importanza della famiglia e dei figli ma anche svelando la sua paura più grande, anzi l’unica. Al primo posto nella sua vita ci sono i figli, c’è Ilary, la famiglia. La paura dell’addio al calcio è passata, adesso continua ad averne un’altra, quella di morire. Sa che è una cosa che condivide con tantissime persone, forse con tutti, ma lui ne parla. Confessa che è pieno di difetti ma qualcuno è riuscito a superarlo. Era permaloso, senza autoironia e per questo soffriva per ogni cosa. Ad aiutarlo sono stati Maria De Filippi e Maurizio Costanzo, anche per questo deve molto a entrambi.

LA VITA DI FRANCESCO TOTTI CAMBIATA GRAZIE A COSTANZO E MARIA DE FILIPPI

Non esagera quando dice che le parole di Maurizio e Maria gli hanno cambiato parte della vita. Era capace di recriminare su tutto, non riusciva a prendere niente con leggerezza, poi l’incontro: “Qualcuno mi ha suggerito che l’ironia che mi avrebbe reso l’esistenza più leggera e poteva essere un’alleata in più: Maurizio Costanzo e Maria De Filippi. Due persone che non mi tradirebbero mai. Furono bravi a farmi capire che da un atteggiamento diverso nei confronti della pressione avrei potuto trarre solo giovamento”.

Ha ascoltato i loro consigli e da quel giorno molto è cambiato. Da persona che tiene tutto dentro e somatizza per poi esplodere è stato capace di togliere la rabbia che tratteneva. Ammette che quello era un difetto e che ne ha tanti.

Non dimentica la bocciatura in terza media ma è sicuro che sia stato un complotto, perché già giocava a calcio. I professori proprio per questo gli dissero di preparare bene degli argomenti a scelta non avendo tempo per lo studio ma al momento dell’esame lo interrogarono su tutto il resto. Si erano legati al dito una sua scelta: “A maggio era prevista una gita scolastica: io e tre miei compagni venimmo convocati per uno stage calcistico in Sardegna e rinunciammo al viaggio con la classe facendo saltare il numero legale per organizzarla. I professori prima protestarono: ‘pensano più al calcio che alla scuola’, poi convocarono le famiglie e infine se la legarono al dito”. 

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