Wanna su Netflix: per Wanna Marchi e Stefania Nobile nessun pentimento

Su Netflix la docu serie in 4 puntate dedicata alla vicenda Wanna Marchi: la nostra recensione
recensione wanna marchi

Gli anni di carcere, le polemiche, le accuse, non hanno scalfito Stefania Nobile e Wanna Marchi che, non si erano pentite ai tempi del processo e non sono pentite ora, come raccontano nel documentario Wanna, di cui sono entrambe protagoniste. La docu serie Netflix, che non dà quasi per nulla spazio alle testimonianze delle decine e decine di persone truffate ( oltre 300mila ma poche centinaia si sono palesate, raccontando la loro storia e pochissimi hanno denunciato, costituendosi parte civile) ma punta tutto sulla storia di Wanna, sul suo racconto e su quello di Stefania Nobile. Nulla che non fosse già noto, ma il percorso freddo e lucido che le due donne fanno a ritroso, rivivendo tutta la loro ascesa nell’Olimpo e la caduta negli Inferi, è un lavoro ben svolto da parte di chi ha confezionato un documentario, che potrebbe fare il giro del mondo. Wanna Marchi e Stefania Nobile, è indubbio, hanno avuto sempre un dono: o le ami o le odi. Puoi persino empatizzare con le due donne, perchè si sa, i truffati, non sempre sono capiti. A volte fanno pena, a volte pietà…E la domanda è sempre la stessa: come hanno fatto a farsi truffare, perchè ci sono cascati? E’ la stessa domanda che da sempre si fanno Wanna Marchi e Stefania Nobile, convinte di non aver mai fatto del male, convinte così tanto di essere nel giusto da pensare che sarebbero uscite innocenti e non colpevoli dopo i tre gradi di giudizio. Non hanno mai pensato che sarebbero finite in carcere perchè hanno sempre creduto che tutta questa storia, non poteva avere senso. Non c’era truffa, non c’era frode. E invece c’era molto di più. E forse la pecca di questo documentario è stata proprio quella di non arrivare fino in fondo. 4 episodi hanno raccontato in modo impeccabile la vita e la storia della regina delle televendite e del suo immenso regno, portandoci anche a chiedere se alla fine di tutto questo, ci sia o non ci sia un tesoro. Ma più interessante sarebbe stato ascoltare i drammatici racconti di chi, dietro a sale, talismani, malocchio, ha perso tutto. Non solo i soldi. La famiglia, la dignità. E’ chiaro però, che è stato difficile scovare le storie per il processo, altrettanto complicato è trovare persone che abbiano voglia di riaprire quelle ferite, tra l’altro, molte di loro, non ci sono neppure più.

Wanna la docu serie su Netflix: la recensione

Oggi Wanna Marchi, probabilmente non venderebbe neppure una delle sue amate creme dimagranti, quelle che pubblicizza ricordando alle donne che “si sono sposate magre e poi sono diventate degli elefanti e i mariti non vogliono un baule nel letto”. Oggi uno discorso di questo genere avrebbe vita breve, perchè le donne, fortunatamente, non permettono più a nessuno di usare questi toni. Ma non è escluso che diventerebbe lo stesso una numero 1 delle vendite, perchè si adeguerebbe, come ha fatto nel corso degli anni, passando dallo scioglipancia ai numeri del superenalotto. Le donne grasse, lardose e ciccione si ribellerebbero a questo linguaggio certo, ma Wanna si saprebbe adeguare, lei che aveva iniziato a truccare i defunti e che ha rischiato di morire per mano del suo ex marito. Wanna per molti il genio del male, ma sempre un genio, per altri una imbrogliona senza scrupoli. Il labile confine tra la truffa, l’estorsione, la fregatura e il mondo della Marchi che respinge al mittente ogni accusa, perchè chi crede ai miracoli deve e merita di essere preso in giro.

La cosa che probabilmente ha fatto più male a Wanna Marchi è il tradimento di quel tubo catodico al quale lei doveva tutto. La tv che le ha fatto guadagnare i miliardi, è stata la stessa che si è presa una sorta di rivincita contro il cattivo. Prima osannata da tutti, invitata persino da Maurizio Costanzo che cercava di carpirne i segreti del successo, poi affossata. Prima la regina, poi la truffatrice. La tv che dà tutto e toglie tutto a causa delle inchieste di Striscia la notizia. Inchiesta che alla Marchi e a sua figlia non dispiaceva: sapere che 13-16 milioni di italiani si incollassero alla tv per ascoltare quello che si diceva su di loro, quello che loro facevano, le ha rese ancor più egocentriche. Così tanto convinte del loro potere, da volere persino le telecamere in aula. Continuavano a ripetere che le indagini non le fanno i giornalisti, non le fa un tapiro, senza rendersi conto di essere in un aula di tribunale, davanti a un pubblico ministero e a un giudice. Mamma e figlia, inseparabili, complici, indissolubili.

Il limite superato. E’ vero che Wanna e Stefania, all’inizio della loro carriera, non hanno fatto nulla di diverso da quello che oggi, decine di influencer e di influencer fanno in tutto il mondo. Vendono tisane dimagranti, beveroni che dovrebbero fare magie, fasce contenitive che ti fanno sudare e dimagrire, creme antirughe che non servono a nulla. Stessa solfa. E non era quella la truffa, in fondo. Il limite è stato superato dopo, quando si è iniziato a parlare di fortuna, di malocchio, di numeri. Quando le donne chiamavano al centralino e venivano minacciate, non più solo una truffa, ma una estorsione. Drammatica la storia della donna che ha rubato tutti i soldi di suo marito e poi anche quelli dei figli. Una donna cancellata dalla sua famiglia che ha persino provato a togliersi la vita ma alla fine non ce l’ha fatta. E’ questo il limite superato. E’ questo che avrebbe portato tutti a pensare che alla fine Stefania Nobile e Wanna Marchi, qualche scrupolo se lo sarebbero fatte. E invece nulla.

Wanna sorride con quel ghigno beffardo e si augura che la signora che ha denunciato tutto a Striscia la notizia stia marcendo all’inferno. Wanna ci ricorda che chi si fa truffare in fondo è un coglion*. Non è colpa sua. E’ solo di quella “ingenuità” che ha permesso a lei a sua figlia di vivere per oltre 20 anni nel lusso. Ecco se c’è un rimpianto, è solo quello di aver portato con se, sua figlia Stefania, il suo unico, grande tesoro.

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