Ti consiglio una serie: perché non puoi perderti His & Hers ( La sua verità)
Tra le serie più viste di Netflix c'è His & Hers ( La sua verità). Ecco perchè vale la pena vederla
Il 2026 di Netflix si apre con un titolo destinato a far parlare di sé: His & Hers ( in italiano La sua verità), miniserie thriller composta da sei episodi che mescola tensione psicologica, mistero e ambiguità emotiva. Diretta dal visionario William Oldroyd e tratta dall’omonimo romanzo di Alice Feeney, la serie racconta una storia oscura e stratificata che ruota attorno a un crimine apparentemente inspiegabile, osservato da due prospettive opposte e complementari.
Al centro del racconto ci sono Tessa Thompson (anche produttrice esecutiva) e Jon Bernthal, protagonisti di un intreccio in cui verità e menzogna si confondono, trascinando lo spettatore in un gioco psicologico serrato, fatto di segreti, ossessioni e punti di vista che non sempre coincidono. His & Hers è una di quelle serie in cui inizierete anche voi a indagare e avrete sicuramente dei sospetti ma vi posso assicurare che difficilmente arrivereste ad avere tutte le giuste risposte.
His & Hers-La sua verità: la trama della serie Netflix
In His & Hers ( La sua verità) la trama si sviluppa come un intricato gioco di specchi, dove ogni certezza viene messa in discussione. La storia prende avvio da un omicidio scioccante che sconvolge una tranquilla comunità e diventa rapidamente un caso mediatico. A raccontarlo sono due voci diverse, due prospettive che si alternano e si contraddicono: da una parte lei Anna, una giornalista dal passato irrisolto che segue il caso con un coinvolgimento sempre più personale; dall’altra lui, Jack, un detective incaricato delle indagini, uomo tormentato e pieno di zone d’ombra.
Man mano che l’inchiesta procede, la serie costruisce un racconto fatto di punti di vista soggettivi, ricordi frammentati e verità parziali. Ogni episodio aggiunge un tassello, ma allo stesso tempo solleva nuovi dubbi, portando lo spettatore a chiedersi quanto sia davvero affidabile ciò che vede e ascolta. Netflix punta così su una narrazione tesa e psicologica, in cui il confine tra vittima e colpevole, innocenza e colpa, diventa sempre più sottile. His & Hers non è solo un thriller investigativo, ma un viaggio nelle crepe dell’animo umano, dove la verità finale potrebbe essere molto diversa da quella che sembra.

Il filo invisibile che lega le tre donne uccise
Uno degli aspetti più inquietanti di His & Hers è il modo in cui la serie Netflix costruisce il legame tra le tre donne uccise, apparentemente scollegate tra loro. In superficie le vittime sembrano condurre vite diverse, appartenere a contesti sociali distinti e non condividere nulla di evidente. Ed è proprio questa distanza iniziale a rendere il mistero ancora più disturbante. Episodio dopo episodio, però, emergono dettagli sottili, quasi impercettibili, che suggeriscono l’esistenza di un filo invisibile capace di unirle. I braccialetti dell’amicizia ad esempio dicono tanto: tutto è legato a qualcosa che è successo quando le ragazze della piccola cittadina vicino ad Atlanta erano amiche ( o forse amiche non lo sono mai state).
Il legame non è immediato né esplicito: passa attraverso scelte del passato, relazioni marginali, segreti mai confessati e una rete di eventi che affonda le radici molto prima degli omicidi. La serie gioca con la memoria e con ciò che è stato volontariamente rimosso, mostrando come le tre donne siano accomunate da un’esperienza condivisa, da una verità scomoda che qualcuno ha cercato di seppellire. Non si tratta solo di ciò che è accaduto loro, ma di come sono state viste, giudicate o ignorate, in un contesto che le ha rese vulnerabili.
Arriverete probabilmente a sospettare di tutto e di tutti ma la persona che ha commesso questi omicidi, probabilmente è davvero un insospettabile e solo negli ultimi 5 minuti della serie His & Hers, vi avvisiamo, ci saranno le rivelazioni.
Attenzione spoiler, non continuare a leggere
Il finale di His & Hers: abbiamo davvero capito tutto?
Il finale di His & Hers è costruito come un lento ma inesorabile smascheramento. Non c’è un colpo di scena urlato, bensì una rivelazione che prende forma attraverso dettagli, sguardi e silenzi, in piena coerenza con la regia controllata e inquieta di William Oldroyd. L’ultimo episodio ricompone i frammenti disseminati lungo la miniserie e chiarisce il vero significato del titolo: la verità cambia a seconda di chi la racconta.
His & Hers: chi è davvero il serial killer?
Per tutta la serie, la narrazione si è mossa su due binari paralleli, quello “di lui” e quello “di lei”, mostrando come gli stessi eventi potessero assumere significati opposti. Nel finale, questa struttura collassa volutamente: le due versioni non possono più coesistere. Emergono incongruenze nei ricordi, omissioni strategiche e piccoli gesti che, riletti a posteriori, rivelano una manipolazione emotiva portata avanti per anni.
La scoperta centrale non riguarda solo chi abbia realmente causato la tragedia attorno a cui ruota la storia, ma come entrambi i protagonisti abbiano contribuito a deformare la realtà pur di proteggere se stessi. Il senso di colpa non è più un elemento individuale, bensì condiviso. La colpevole è una donna che non sembrava avere nessun legame con le vittime e invece era sempre lì, ha vissuto tutto e ha tramato la sua vendetta. Per molti minuti probabilmente, penserete che ad architettare tutto sia stata Anna e forse, in parte anche questa potrebbe essere la verità.
Vi chiederete anche qualcosa in più sul finale, sul momento in cui la conduttrice Tv viene portata a casa di quella che un tempo era stata la sua amica. Perchè ci sono degli oggetti strani sul tavolo ( candeggina, martelli e altro). E perchè il cameraman aveva comprato proprio della candeggina? Domande alle quali non avremo risposta. Magari non tutti si accorgeranno di questo dettaglio ma restano anche indizi disseminati che danno proprio anche un senso alla scelta di rendere “detective” lo spettatore stesso.
His & Hers: il vero colpevole non è chi sembra
Senza entrare in un semplice schema di colpevole/innocente, il finale chiarisce che l’evento chiave della serie non è stato un incidente né un atto isolato. È il risultato di una catena di decisioni sbagliate, di silenzi mantenuti troppo a lungo e di una relazione fondata sul controllo più che sulla fiducia.
La rivelazione finale ribalta l’empatia dello spettatore: chi appariva vittima si scopre artefice, mentre chi sembrava carnefice emerge come qualcuno intrappolato in una versione dei fatti costruita dall’altro. Oldroyd evita qualsiasi assoluzione morale, scegliendo invece una conclusione amara, profondamente umana.