Natale Giunta, la frase che gli ha cambiato la vita ma lui ha avuto coraggio

La storia della sua vita in un libro, Natale Giunta con “Io non ci sto” racconta tutto e a Oggi è un altro giorno è in collegamento dalla splendida Sicilia. Il coraggio di un uomo contro la mafia e lo chef ricorda la frase: “Ci dia retta, noi siamo qui per proteggerla”. Arrivarono nella sua vita quando il lavoro andava benissimo, un richiamo perché non aveva chiesto il permesso a nessuno per aprire le sue attività, doveva pagare come purtroppo fanno in tanti. Era già uno chef noto, era in tv con La prova del cuoco. Quattro persone che gli intimavano che di lì a breve avrebbe cambiato idea. Da lì tutto è cambiato: “Un tunnel terribile in cui sono stato per anni”. L’allegria di Natale Giunta mentre cucinava e lavorava, così diverso dai suoi racconti; è incredibile la sua forza, quella che ha dimostrato in questi anni, anche nei momenti drammatici. Sempre brevi le sue interviste, poco spazio per il suo esempio ma oggi c’è il suo libro. “Io non sapevo chi fossero quegli uomini” poi è venuto a sapere che erano persone pericolose. Chiese a un amico cosa fare, anche lui aveva avuto gli stessi problemi anni prima, lo accompagnò a sporgere denuncia.

NATALE GIUNTA A OGGI E’ UN ALTRO GIORNO

Natale indicò tra le persone segnalate chi era stato da lui, soprattutto denunciò la frase: “I carcerati ti vedono in televisione, vedono tutto quello che fai”. Dopo la denuncia la sua vita cambia. In dieci mesi di indagini gli hanno ucciso il cane con polpette avvelenate con dentro i vetri, gli hanno smantellato due volte il ristorante e rovinato tanto altro. L’arresto è arrivato con una intercettazione ambientale in cui dicevano che stavano andando a prenderlo. 

Natale Giunta confida che ha avuto un insieme di paura e coraggio, perché nella vita si è costruito tutto da solo e voleva proteggere la famiglia e quello che aveva costruito. “Ho avuto anni veramente difficili perché quando denunci la gente si allontana, i tuoi clienti spariscono, ho perso un sacco di eventi perché io ero uno sbirro e non andavo più bene. Sette anni di scorta e la tua vita cambia, con due carabinieri dalla mattina alla notte ma lo rifarei, anche se con una consapevolezza diversa. Il problema è che non dobbiamo essere in pochi a denunciare, deve diventare una cosa normale. Non dobbiamo essere né personaggi nè simboli e il libro racconta questo, un messaggio positivo con un epilogo bello”. 

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