Aleandro Baldi da quando aveva 5 anni ha vissuto in un istituto, è stata durissima

Da quando aveva 5 anni Aleandro Baldi ha vissuto in un istituto, una sofferenza assurda che ricorda a Oggi è un altro giorno
Aleandro Baldi oggi

Ritroviamo con piacere in tv a Oggi è un altro giorno Aleandro Baldi. Tutti ricordano il suo brano sanremese in coppia con Francesca Alotta, Non amarmi, e gli altri. Dolori e gioie nella vita del cantante che tra i tanti racconti ricorda la sua vita in istituto. La storia di Aleandro Baldi è particolare, sottolinea Serena Bortone che ribadisce che la sua famiglia lo amava tanto ma resta interdetta pensando all’istituto in cui è cresciuto. “A 5 anni la tua famiglia ti lascia in un istituto dove c’erano diverse ragazzi che avevano diverse abilità”. Ci è rimasto per 17 lunghi anni, tornava a casa per le vacanze, per il Natale, Pasqua, per l’estate. Per tre anni il piccolo Aleandro Baldi ha dovuto ripetere la terza elementare perché era mancino e c’era l’assurda credenza che quella fosse la mano del diavolo e quindi ha dovuto imparare il metodo Braille con la destra, come tutti. Immaginate un bambino così piccolo non vedente che per tre anni ripete la stessa classe, la terza elementare, perché usava la mano del diavolo, ma sono poi passati tanti altri anni. E’ stata dura.

Aleandro Baldi a Oggi è un altro giorno

Il cantante non dice nulla della sua sofferenza ma ammette che teneva tutto dentro, non si lamentava quando tornava a casa, non lo faceva perché aveva paura che la mamma avrebbe rimproverato qualcuno nell’istituto e che le conseguenze sarebbero ricadute su di lui. Aleandro restava zitto e la sua consolazione era imitare il rumore degli elettrodomestici, delle lavatrici.

C’erano circa 200 tra bambini e ragazzi in quell’istituto. 17 anni in un istituto che poi per fortuna è stato chiuso con le riforme. Poi nel corso degli anni tutto è cambiato, Baldi ha conosciuto persone che hanno cambiato davvero la sua vita, una è Bigazzi, da lì il mondo della musica è diventato anche il suo mondo.

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