Bambini prematuri in aumento: è allarme

In Italia sono sempre più i casi di parti prematuri, ossia di bambini che vengono alla luce prima delle classiche 37 settimane e questo sembra essere diventato un vero e proprio problema. L’allarme è stato lanciato in occasione della quinta edizione della Giornata Mondiale del Neonato Prematuro, che si tiene ogni anno.

Come mai questo cambiamento? Le cause scatenanti sono le più diverse: possono essere provocate, infatti, dallo stile di vita delle mamme, dall’aumento dell’età media delle donne, da alcuni patologie che si possono preparare durante i nove mesi di gestazione (come ipertensione, infezioni e patologie alimentari), ma anche dell’aumento delle gravidanza che vengono assistite da un medico.

Secondo l’ultimo rapporto del Cedap, il 7,2% dei bambini nati nel corso dello scorso anno sono nati prematuri; di questi, nell’1% dei casi il bambino nasceva con un peso decisamente inferiore rispetto alla media (1,5 kg), mentre il 6,2%  si presentavano con un peso corporeo che oscillava tra i 1,5 kg e i 2,5 kg.

Ma dove avviene il maggiore numero di nascite pretermine? Il primato se lo aggiudica la Sardegna, dove nascono il 7,7 % rispetto quelli nazionali a quelli che nascono nel resto del Paese; seguono poi tutte le altre fino a terminare con le Marche e il Molise, ossia quelle che si presentano con il numero numero minore.

Ma è possibile diminuire tali percentuali? Costantino Romagnoli, Presidente della Società Italiana di Neonatologia, ha lanciato proprio per questo un appello al Ministro della Sanità che la situazione fosse inserita come priorità nel Patto per la Salute. Prevenire questo fenomeno è davvero molto difficile, così come è difficile curare i bambini una volta nati prematuramente. I costi sanitari relativi alle terapie per i bambini che nascono pretermine oscillano tra i 50 e i 100 mila euro in fase acuta, importi che variano a seconda della patologia con cui si presentano.

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