La malattia di Kawasaki e il legame con il coronavirus: preoccupazione a Bergamo

L’allarme sembra essere partito da uno studio portato avanti in Regno Unito ma purtroppo potrebbe riguardare anche la nostra Italia. Parliamo di una nuova sintomatologia che si presenta nei bambini da qualche mese, dopo che il coronavirus ha invaso il mondo. I bambini sembrano essere protetti dal virus, sono pochi ad ammalarsi e quelli morti a causa del covid 19 sono pochissimi in tutto il mondo. Ma c’è un sospetto: un possibile legame tra coronavirus e malattia di Kawasaki. Un sospetto che preoccupa i pediatri di tutto il mondo.

E nelle ultime ore purtroppo, si parla di coronavirus e di malattia di Kawasaki anche nel nostro paese: nella provincia di Bergamo infatti ci sarebbero molti casi anomali che riguardano proprio i bambini.

Ma facciamo ordine iniziando a comprendere di che cosa si stata parlando.

CHE COS’E’ LA MALATTIA DI KAWASAKI

La malattia di Kawasaki è una vasculite, che a volte interessa le arterie coronariche, che tende a presentarsi in neonati e bambini tra 1 anno e 8 anni. Essa è caratterizzata da febbre prolungata, esantema, congiuntivite, infiammazione mucosa e linfoadenopatie. Possono svilupparsi aneurismi delle arterie coronariche e rompersi o causare infarto del miocardio. La diagnosi è posta sulla base di criteri clinici; una volta che la malattia è diagnosticata, si effettua un’ecocardiografia. Il trattamento consiste in aspirina e immunoglobuline EV. La trombosi coronarica può richiedere fibrinolisi o interventi percutanei.

I bambini che hanno questa malattia presentano febbre, rash cutaneo (che in seguito desquama), infiammazione orale e congiuntivale e linfoadenopatia; possono verificarsi casi atipici che presentano alcuni di questi classici reperti.

La diagnosi viene fatta mediante criteri clinici; i bambini che rispondono ai criteri diagnostici devono essere sottoposti a ECG ed ecocardiogramma seriali e ad un consulto di uno specialista.

MALATTIA DI KAWASAKI E CORONAVIRUS: QUALE LEGAME?

La malattia di Kawasaki potrebbe essere uno degli effetti collaterali del coronavirus nei bambini. Pensavamo che i bambini fossero maggiormente protetti da questo virus, che sembra colpire con maggiore aggressività gli uomini e gli adulti in generale. Ma a quanto pare, questo virus che forse conosciamo meno di quanto possiamo immaginare, potrebbe avere effetti collaterali, successivi.

Nel Regno Unito i funzionari dell’Nhs, il sistema sanitario nazionale, hanno informato i medici di base di Londra del fatto che “nelle ultime tre settimane si è registrato un aumento apparente di casi di infiammazione sistemica che ha necessitato il ricovero in terapia intensiva nei bambini di tutte le età, a Londra e in altre regioni del Regno Unito – riporta il The Guardian -. I casi hanno in comune una sovrapposizione di sintomi della sindrome da choc tossicologico e della malattia di Kawasaki atipica, con parametri ematologici consistenti con un quadro clinico severo da Covid”.

Adesso però questo fenomeno è arrivato anche nel nostro paese, in particolare nella provincia di Bergamo .Ne dà conto il Fatto Quotidiano, che svela i casi di bimbi che hanno sviluppato una infiammazione dei vasi sanguigni probabilmente in seguito ad aver contratto il coronavirus: si tratta di una patologia simile alla cosiddetta malattia di Kawasaki, una vasculite sistemica febbrile rara che colpisce i bambini per lo più fino ai 5 anni e con una media di 8 casi su 100mila. 

CORONAVIRUS E MALATTIA DI KAWASAKI A BERGAMO

All’ospedale di Bergamo Giovanni XXIII sono 13 i casi registrati nell’ultimo mese, dai neonati ai 16enni, mentre finora ce n’erano stati al massimo quattro all’anno”, spiega al Fatto Quotidiano Lucio Verdoni, reumatologo e pediatria all’ospedale di Bergamo. Numeri che fanno riflettere. Di quanto sta succedendo si dovrebbe parlare alle famiglie, ai genitori che potrebbero controllare meglio i loro bambini che potrebbero presentare dei sintomi di questa malattia e dover quindi, essere curati.

Il dottor Verdoni aggiunge: “Pensiamo che sia una manifestazione dei bambini che hanno contratto il virus in modo asintomatico, per sviluppare poi questa infiammazione a distanza di tempo Non abbiamo assoluta certezza che sia una patologia causata dal Covid-19, ma certo è che un aumento così significativo di casi in un solo mese, a partire dal 21 marzo e in concomitanza della pandemia, rappresenta un dato molto significativo“.

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