L’Aids si combatte anche grazie ai gatti transgenici

Sono stati ottenuti i primi gatti transgenici che aiuteranno a combattere l’aids ma anche molte altre malattie fra le oltre 250 comuni a gatti e uomini. La proteina della medusa rende i gattini fluorescenti, quando vengono osservati sotto la luce blu. Nel loro Dna sono stati infatti trasferiti geni di specie diverse. Su questi gatti sarà possibile effettuare degli esperimenti mai realizzati prima. La ricerca pubblicata dalla rivista Nature Methods,è stata condotta dall’americana Mayo Clinic di Rochester. La fluorescenza sta a indicare che nei felini stanno funzionando regolarmente i geni modificati con l fattore che rende i Macachi Rhesus resistenti al virus dell’Aids. Questo è un risultato senza precedenti poiché è la prima volta che si riesce a ottenere una simile modificazione genetica su un carnivoro. I gatti poi trasmettono alla propria prole il gene anti-Aids. “Una delle cose più belle di questa ricerca è che porterà benefici sia alla salute umana che a quella dei felini”, spiega il responsabile del progetto, Eric Poeschla. I ricercatori hanno usato dei virus come vettori per inserire i geni che producono il fattore antivirale dei Macachi Rhesus all’interno degli ovociti di gatto. Gli ovuli sono stati poi fecondati e sono nati così tre gattini portatori della modificazione genetica. Una volta adulti, i gatti transgenici saranno in grado di trasmettere alla prole i geni anti-Aids. La tecnica, rilevano i ricercatori, non sarà utilizzata direttamente per trattare uomini o gatti contro l’Aids, ma permetterà di comprendere al meglio i meccanismi per sviluppare sistemi di difesa efficienti contro questa malattia. Il virus dell’immunodeficienza felina (Fiv) causa nei gatti una Sindrome di immunodeficienza acquisita (Aids) allo stesso modo di come l’Hiv fa nell’uomo e le proteine che normalmente difendono gli uomini e i felini dagli attacchi virali risultano inefficaci contro questo tipo di virus. Amici dell’uomo da 9.000 anni, i gatti dividono con noi oltre 250 malattie ereditarie e d’ora in poi diventeranno anche uno dei più validi aiuti nella ricerca contro l’Aids.

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