Ultrascreening in gravidanza, perchè va fatto

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Cos’è l’ultrascreening? Perchè va fatto in gravidanza? L’ultrascreening è un test probabilistico, ma non diagnostico, che consente di individuare precocemente le possibilità che il feto abbia anomalie cromosomiche. Si tratta di un esame molto utile, ma assolutamente non invasivo, in quanto non reca alcun rischio nè al bambino, nè alla mamma. L’ultrascreening prende anche il nome di test combinato, o bitest, in quanto consiste nell’unione dei risultati di due diversi test: un’analisi del sangue per verificare il dosaggio di Beta HCG e PAPP-A, che sono due sostanze prodotte dalla placenta; translucenza nucale, una particolare ecografia grazie alla quale è possibile misurare lo spessore della plica nucale del feto.

I risultati di questi due test vengono rapportati anche all’età della futura mamma. Si ha dunque un reale rischio che il feto abbia un’anomalia cromosomica nel caso in cui i valori di di Beta HCG e PAPP-A siano superiori rispetto agli standard, e lo spessore della plica nucale sia maggiore di quello normalmente previsto. L’ultrascreening va effettuato tra l’undicesima e la quattordicesima settimana di gestazione.

Ecco quali sono le anomalie cromosomiche che possono essere individuate grazie all’ultrascreening:

  • trisomia 21 o sindrome di Down;
  • trisomia 18 o sindrome di Edwards;
  • trisomia 13 o sindrome di Pateau.

E’ davvero utile l’ultrascreening? A quanto pare sì. Infatti, nel 97% dei casi, il bitest porta alla scoperta di anomalie cromosomiche reali. Per quel che concerne invece il restante 3%, si tratta di falsi positivi: il feto è sano ma l’ultrascreening documenta un’elevata probabilità che non lo sia. Come si agisce nel caso in cui la probabilità di anomalie cromosomiche sia elevata? In tal caso è necessario procedere con la più invasiva amniocentesi.

L’ultrascreening non è obbligatorio, ma molte donne se ne avvalgono per avere informazioni sullo stato di salute del bambino che portano in grembo. E’ dunque auspicabile praticarlo, per dei futuri genitori che vogliono quanto meno sapere se sia necessario effettuare test più approfonditi per verificare la presenza di un’anomalia cromosomica.

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