Alzheimer i segni clinici, tre gli stadi della malattia

Con l’avanzare dell’età il rischio di ammalarsi di Alzheimer aumenta. Le ricerche degli esperti puntano a trovare dei metodi per diagnosticare precocemente il morbo di Alzheimer.  Spesso si inizia non ricordandosi alcune cose, poi non si riconosco più i propri familiari ed amici fino a non sapere più quale sia la propria casa. Nell’anziano questi sintomi possono anche non essere dei segnali di Alzheimer ma dei problemi legati ad una fisiologica riduzione della memoria. L’Alzheimer è una malattia che con il tempo diventa invalidante al punto tale che molte attività quotidiane per il soggetto malato diventano impossibili. Da un punto di vista prettamente medico il morbo di Alzheimer consiste nella formazione di agglomerati (placche amiloidi) e fasci di fibre aggrovigliate (viluppi neuro-fibrillari) nel tessuto celebrale. Con il passare del tempo nei pazienti affetti da Alzheimer, si assiste alla perdita di cellule nervose nelle aree celebrali vitali per la memoria e per altre funzioni cognitive. Proprio per questa ragione l’Alzheimer compromette le capacità di pensare e parlare. Il morbo progredisce lentamente seguendo tre stadi: lo stadio iniziale (Alzheimer lieve), quello intermedio (Alzheimer medio) e quello grave (Alzheimer avanzato). In linea di massima i pazienti affetti da Alzheimer possono vivere da 10 a 20 anni dopo la diagnosi. La diagnosi si basa sulla valutazione medica dei sintomi e sui risultati di esami specifici come quelli clinici (analisi delle urine, del sangue e del liquido spinale), neuropsicologici e diagnostici (TAC). Non esiste una cura per l’Alzheimer. Al momento sono disponibili dei farmaci che inibiscono l’acetilcolinesterasi, l’enzima che distrugge l’acetilcolina, la cui carenza causa l’Alzheimer. L’Alzheimer in genere si manifesta nelle persone dai 65 in poi. Ma, seppure meno frequenti, ci sono dei casi di Alzheimer precoce, intorno ai 40 anni. E’ importante condurre uno stile di vita equilibrato anche per la salute dei neuroni. Per cui potrebbe fare la differenza non solo un’alimentazione corretta ma anche l’esercizio mentale (leggere, scrivere, fare cruciverba, etc).

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