Qual è il legame tra colesterolo e vitamina D?

Recentemente un importante studio ha definitivamente dimostrato il legame tra colesterolo e vitamina D: si è infatti verificato che pazienti con un deficit di vitamina D registravano livelli di molto più elevati sia di colesterolo totale sia di LDL (il cosiddetto colesterolo “cattivo”), in aggiunta a basse percentuali di HDL (colesterolo “buono”), rispetto a coloro che non hanno carenze di vitamina D.

Questo legame ha importanti ripercussioni per la nostra salute, perché rappresenta un’ulteriore strategia di difesa per combattere l’ipercolesterolemia.

Oltre ad una dieta sana ed equilibrata, all’attività fisica costante e ad eventuali integratori alimentari (a base di monacolina K come quelli proposti da Colesia), potrebbe giovare all’abbassamento del colesterolo alto un’esposizione al sole combinata a buoni livelli di vitamina D.

Come funziona il legame tra vitamina D e colesterolo?

Tra i fattori che producono la vitamina D nella pelle, c’è una provitamina chiamata 7-deidrocolesterolo. Si tratta di una sostanza che rappresenta una molecola nutrizionale, ovvero un precursore di determinate vitamine, nelle quali si converte in seguito a determinate reazioni che avvengono nell’organismo. Nel caso della provitamina 7-deidrocolesterolo, questa reazione consiste nell’ossidazione del colesterolo che avviene tramite un’esposizione alla luce del sole. Questo vuole dire che la parte di vitamina D prodotta dalla provitamina 7-deidrocolesterolo dipende dalla quantità di “colesterolo ossidato” grazie ai raggi del sole e quindi alle modalità e al tempo di permanenza di un individuo al sole.

Semplificando un po’, una lunga esposizione può contribuire ad abbassare i livelli di colesterolo totale e aumentare quelli di vitamina D; mentre, al contrario, una carenza di luce solare può determinare la situazione inversa, con deficit di vitamina D e livelli anomali in eccesso di colesterolo totale. Il sole primaverile e quello estivo, in sostanza, stimolano la produzione di vitamina D e trattengono quella di colesterolo.

L’importanza del sole

È per questo motivo che è bene esporsi gradualmente alla luce del sole, soprattutto nei periodi consigliati: durante tutta la primavera e in estate nelle ore meno calde e roventi, ovvero durante la mattina fino a non oltre le 10 e dalle 18 del pomeriggio in poi. In questi intervalli di tempo il nostro organismo può infatti beneficiare delle reazioni positive che il sole innesca a livello molecolare, senza subire eventuali effetti collaterali che possono registrarsi in caso di un’esposizione prolungata ai raggi UV nelle ore più calde.

Oltre a trasformare il colesterolo in provitamina 7-deidrocolesterolo, e quindi a favorire la produzione di vitamina D, la luce del sole ha un impatto positivo sulla salute della nostra pelle, curando casi lievi di psoriasi e dermatiti, ma anche sul nostro umore, stimolando la produzione di serotonina; aumenta inoltre l’efficacia del nostro sistema immunitario e incrementa la quantità di calcio che aiuta a mantenere le ossa sane e robuste.

Alleati contro le malattie cardiovascolari

Il colesterolo alto è un fattore di rischio determinante per le malattie che interessano cuore e arterie, specialmente le coronarie, ovvero quei grandi vasi sanguigni che portano il sangue al muscolo cardiaco. È ormai risaputo, infatti, quanto sia pericoloso l’accumulo del colesterolo in eccesso sulle pareti di queste arterie, con il conseguente insorgere di placche aterosclerotiche. Queste placche, oltre a ostruire il cavo arterioso impedendo il corretto deflusso del sangue, possono staccarsi o rompersi in pezzi più piccoli che entrano in circolo, con il rischio che si creino trombi nei vasi sanguigni più piccoli e quindi periferici.

Riuscire a sfruttare il legame virtuoso tra colesterolo e vitamina D costituisce un utile rimedio all’accumulo di LDL in eccesso: l’esposizione al sole e la conseguente produzione di vitamina D rappresentano un modo per tenere il colesterolo sotto controllo e prevenire malattie cardiovascolari. Ma non è tutto: nuovi dati e nuove sperimentazioni in ambito specialistico stanno studiando la correlazione diretta tra livelli ottimali di vitamina D e protezione dai disturbi legati all’apparato cardio-circolatorio, come infarti, ictus, angina pectoris, trombi e trombosi. Non si è ancora giunti a una conclusione, perché non è semplice isolare i benefici della vitamina D, ma pare che il suo ruolo nella prevenzione da questo tipo di malattie non sia da sottovalutare.

Il sole non basta

Attenzione, però: per quanto il rapporto tra vitamina D e colesterolo sia ormai comprovato, non è sufficiente da solo a tenere i livelli di colesterolo nella media e sotto la soglia critica, se non in associazione ad uno stile di vita sano. La vitamina D non può da sola contrastare il colesterolo in eccesso che deriva da una vita sedentaria e da un’alimentazione scorretta (oltre ad eventuali situazioni di ereditarietà genetica, da non sottovalutare).

Per questo motivo il personale medico raccomanda di combattere il colesterolo alto svolgendo quotidianamente una regolare attività fisica: se non si pratica uno sport o non si ha voglia di fare esercizio in palestra, basterà dedicare 40 minuti del proprio tempo a una camminata a passo sostenuto. In abbinamento a questo piccolo “sforzo” occorrerà regolare l’alimentazione: non consumare carne rossa più di una volta a settimana, limitare al minimo l’assunzione di formaggi e latticini grassi, preferire metodi di cottura “light” (alla piastra, al forno o al vapore) a quelli ipercalorici (in padella con molto condimento o la frittura).

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